Keep calm and it’s BrEXit time

Cara UK, oggi mi sento come se mi avessi detto “però restiamo amici”. Posso capire che vuoi mantenere la tua identità che rispetto e apprezzo. Innanzitutto grazie per averci dato Morrissey, David Bowie, Sean Connery e Tom Hardy, ad ogni modo dopo due anni di duro lavoro e tasse (e non rubo il lavoro perché nessuno parla italiano) ho il diritto di dire la mia sulla nostra relazione. Hai acconsentito ad entrare in Europa ma alle tue condizioni: hai fatto le storie per tenere la tua moneta, hai voluto continuare a guidare dal lato sbagliato, ti rifiuti di usare i kilometri invece delle miglia e i kg invece dei pound. Usate ancora la moquette pure nei bagni e avete il lavandino con due rubinetti separati: uno da cui esce acqua fredda e uno da cui esce acqua calda, e questo mi avrebbe dovuto dare un segnale sulla bipolarità degli uomini e della gente, ma ti ho amato per quello che sei. Per me questa relazione era già in programma di finire dopo aver deciso di non restare troppo tempo in un paese dove piove sempre, ho bisogno di sole, cibo decente e vino decente ma questa è solo una mia opinione. La nostra relazione potrebbe definitivamente finire, dopotutto non voglio una relazione a lungo termine e abbiamo deciso di prendere due strade diverse. Ps: non sono su Tinder quindi non c’è bisogno che trascini a sinistra facendo finta di non avermi vista. Cordiali saluti.

(ENG) Dear UK,
Today I feel like I have been friendzoned by you, I can understand that you want to keep your identity which I do respect and I really appreciate. First of all thank you for giving us Morrissey, David Bowie, Sean Connery and Tom Hardy, however after 2 years of hard work and paying taxes (and I am not stealing anyone’s job as no one would speak Italian) I feel I do have the right to give my opinion about our relationship. You agreed to be part of EU but on your own rules, you started to whine because you wanted to keep your currency, you still wanted to keep driving cars on the wrong side, you refused to use kilometers instead of miles, pounds instead of kilos, you still keep using filthy carpet floors even in toilets, in 2016 you are still using sinks with two single taps: one for cold and one for hot water, and only this should have made me figure out why men here and people are so bipolar. But still we did love you the way you are. For me this relationship was starting to collapse after my decision of not spending too much time in a such bad weather, I need sun and proper food and proper wine but this is just my opinion. It’s hard but our relationship has to come to an end, after all I am not looking for a relationship and we have choosen to go on different paths. Ps: I’m not on Tinder so you don’t need to swipe left pretending you didn’t see me.
Kind regards.

 

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Evitare il “Breaking Brand” e optare per i nuovi GTLD. Perche’?

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Finalmente dopo tanti anni di guerra sui domini e di assalti alla registrazione selvaggia di tutte le estensioni per la brand protection, sono arrivati i GTLD  per la registrazione con identificativo di business e di localita’.  All’inizio c’erano solo le estensioni generiche come I vari  .com, .net, .org. , .info , poi le estensioni CTLD ovvero I “country code” come i .it per l’Italia ed altre estensioni relative ai paesi, e finche’ il web non aveva cosi’ tanti utenti (oggi siamo miliardi) potevano essere usati e acquistati per costruire siti. Successivamente arrivo’ la brand protection che impose a chiunque avesse dovuto proteggere il nome della propria azienda, di registrare quanti piu’ domini con diverse estensioni, mis-type e country per raggiungere lo scopo finale. Poi ci fu il “Breaking brand”, ovvero quando aziende che volevano registrare il proprio dominio e farci girare un sito web al fine di aumentare la loro popularity, si sono viste costrette a dover inserire i famosi caratteri speciali (trattini, punti, numeri e quant’altro) perche’ i domini con il nome completo erano stati gia’ tutti registrati da qualcun’ altra azienda con lo stesso nome e talvolta anche nello stesso settore.

Per chi lavora nel web e’ una guerra sul filo del secondo per accaparrarsi il dominio messo all’asta, soldi spesi in avvocato per riprendere il dominio che un’agenzia web non piu’ incaricata di curare la presenza online ha trattenuto in maniera indebita.

Allo stato attuale al mondo ci sono registrati 114,375,528 domini solo con estensione .com, i .net sono 15,244,299 e per dare un altro numero spaventoso, negli USA ci sono 1,582,915,892 di indirizzi IP (fonte: http://www.domaintools.com/statistics/)

Di fronte a questi numeri, l’ICANN ha pensato bene di aiutare ulteriormente sia in termini di geolocalizzazione, sia aiutando la brand identity per chi sul web ci lavora investendo.

Il mercato dei domini è un vero e proprio business, nella storia si annoverano episodi di domini comprati per pochi dollari e rivenduti per addirittura milioni di dollari, qui ci sono alcuni esempi dei 25 domini più pagati della storia http://www.europeandomaincentre.com/pages/news-room/domain-management-news/the-top-25-most-expensive-domains-of-all-times.

Il Brand è importante e proteggerlo lo è ancora di più. E’quello che vi contraddistingue ed identifica nella giungla del web. Ogni giorno fornisco domini per pochi euro ad aziende che stanno nascendo, blogger, portali, siti e-commerce. Molte volte mi trovo davanti a persone disperate le quali si sono viste scomparire da davanti gli occhi il loro sito e pregare di non dover  andare per vie legali. Molte volte si dimenticano soltanto di non rinnovare il dominio (è per questo che il rinnovo automatico lo consiglio sempre), molte volte, invece e purtroppo, sono proprio le aziende a non registrare il loro dominio. Mi trovo davanti ad imprenditori disperati che devono ripristinare online il sito ma non possono farlo perché il webmaster o l’agenzia alla quale avevano commissionato il lavoro, non ha lasciato loro la proprietà del dominio per molteplici ragioni, dalla più risolvibile alla più seria. D’altro canto Come vi sentireste se veniste a sapere di non possedere più il vostro nome o la vostra identità, oppure che il sito della vostra azienda non e’ piu’ visibile con conseguenze serie? Quanto sareste disposti a pagare? Il mio consiglio è sempre quello di registrare il vostro dominio a vostro nome, anche se il webmaster è un carissimo amico o un familiare. Rinnovatelo sempre, mettete l’auto rinnovo per non dover trovare un giorno il sito offline e doverlo pagare anche il triplo del prezzo d’acquisto per la “redemption” o, peggio ancora, ritrovarvi a passare notti insonni con combattendo sul filo del secondo per riprenderlo ad un’asta. Questi sono i miei consigli a chi ha già registrato un dominio. Per chi invece sta muovendo i primi passi nel web e non ha molti soldi da investire per un dominio premium, la primissima cosa da fare è scegliere il dominio giusto, dal nome efficace, che abbia una breve descrizione del business e con il quale pensate che il vostro sito sia facilmente rintracciabile. L’ICANN visto il caos e la saturazione delle estensioni ha deciso dilanciare da novembre 2013 i nuovi GTLD ovvero le estensioni dedicate al business o alle città, proprio per dare possibilità a chi vuole identificare meglio il brand online ed essere unico.

I benefici per I vari settori sono molteplici: ad esempio se dovessimo cercare il nome di un hotel in una città e volessimo trovarne il sito, proveremmo come sempre a digitare il nome e la città sui motori di ricerca. Oltre alle OTAs, troviamo anche atri risultati ma il sito dell’hotel non compare sempre in maniera ottimale. Perché molte volte il nome dell’hotel è anche il nome di un club, di un ristorante, di un’altra azienda che addirittura non opera nell’hospitality, e sia l’utente e sia l’albergatore si perdono nella giungla dei risultati dei motori di ricerca senza riuscire a prenotare tramite sito. A questo punto l’utente andrà a cercare l’hotel sulle OTA e nel migliore dei casi prenoterà lo stesso albergo oppure verrà attratto da altri hotel della zona o della città, e l’hotel in questione perderebbe prenotazioni dirette (come se in molti casi già non ne perdesse abbastanza). Fino a novembre 2013 per più di 30 anni era possibile la registrazione solamente di 9 estensioni e 22 TLD. Ora quindi è più facile registrare un dominio con il nome che si vorrebbe specificando il tipo di business. Per l’hospitality come da circolare Federalberghi fa notare, e’ possibile registrare il TLD “hotel” oppure gli alternativi “villas” “holidays” o “apartments”, si puo’ registrare anche il nome dell’hotel con estensione della città tipo “xyzhotel.london” e in questo caso sarebbe indicato per le catene o i gruppi di hotel indipendenti per distinguere meglio il sito di ciascun hotel nelle località in cui la catena ha strutture, dando loro maggiore visibilità sul sito madre e di conseguenza possibilità di una maggiore conversione.

Come influiranno però queste estensioni sui motori di ricerca? Nel SEO si utilizza la EMD (Exact Match Domain) che prevede le esatte parole chiave all’interno del dominio, e chi ha combattuto sul filo della penalizzazione saprà benissimo che è meglio tenersi nei parametri per non avere ripercusioni sulla SERP di Google. Per evitare questi demeriti il consiglio migliore è quello di evitare i domini separati da trattini, evitare domini con più di quattro parole,  evitare i domini formati solo da parole chiave. Le aziende più grandi avranno addirittura il proprio brand come TLD, quindi ne trarranno beneficio i vari colossi che si ritroveranno domini come .apple, .gucci, .amazon, .lamborghini, smart, .audi, .hilton e così via, ottenendo migliori risultati per l’indicizzazione e evitando in questo modo eventuali brandjacking.

Le vecchie estensioni saranno sempre utilizzate, questo è fuor di dubbio, anzi: le estensioni più “anziane” sono sempre più ben posizionate nei motori di ricerca come di regola SEO insegna, ma almeno si creerà meno caos tra i business, la SERP dovrebbe essere più ordinata, l’awareness sarà potenziata e sarete  ancora più unici. “It’s go time!”

“Ma ti manca Roma?”

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Lo diceva Paolo Fox lo scorso anno nonostante io non creda agli oroscopi “il Sagittario avrà cambi radicali, alcuni penseranno di vivere nuove situazioni e progetti o addirittura spostarsi all’estero”. Amen.

Ho latitato ultimamente e non ho avuto occasione né il tempo di aggiornare il blog con nuove chicche sul wine marketing e sul web. La ragione è semplice: non sono piu’ in Italia dagli inizi di Aprile. Ho firmato come molti di voi sapranno, come Italian customer representative per un colosso dei domini web e dell’hosting a Belfast. Era un ruolo che viste le mie esperienze precedenti ho voluto prendere in considerazione per approfondire aspetti ancora sconosciuti relativi al web e ovviamente, tornare a fare consulenza alle piccole aziende per promuovere la loro attività. Ovviamente con un’azienda come questa dove l’awareness è elevato e i clienti preferiscono affidarsi a servizi erogati da colossi d’oltreoceano piuttosto che a provider nostrani, c’è da fare.

Ho iniziato innanzitutto facendo le valige e prendendo un volo per la verde Irlanda non sapendo cosa mi aspettasse e cercando di non farmi condizionare dai pregiudizi e dagli stereotipi sulla città teatro di troppi episodi di violenza. Dopo la prima settimana trascorsa a cercare casa, frequentare il training di formazione con dei trainer disponibilissimi e competenti inviati direttamente dall’Arizona, ho iniziato a vivere qui e devo dire che nonostante le difficoltà iniziali (condizioni meteo a parte) Belfast è più vivibile di Roma. La città è piccola, un pò come – per chi ben conosce la Capitale –  Garbatella e Testaccio. Con la differenza che non ci sono posti come “Nuovo Mondo” per la pizza buona e i supplì, il Trapizzino o Eataly se devi fare la spesa a prezzi quintuplicati alle dieci di sera. Non c’è nemmeno la gelateria di Viale Aventino né “Papageno” per l’aperitivo o “Dolce notte” se ti arriva la fame da bisonte alle 4 del mattino e vuoi mangiare cornetti caldi accompagnati da cappuccino. Non c’è nulla di tutto questo. Ma i lati positivi? Direte voi; e io sono qui ad elencarveli. Non c’è il Lungotevere con i semafori mensili intasato di automobilisti che festeggiano se riescono a mettere la terza, qui c’è il Lagan che è il fiume che attraversa la città ed è ciclabilissimo, con panchine sulle sponde e niente scritte con le bombolette sui muri; non c’è la metropolitana che si allaga quando piove in quanto qui piove sempre e non avendo la metropolitana il problema non si pone. Si va a lavorare in bici con 10 minuti, si lega la bici al palo e (udite udite) la si ritrova! Si può camminare sola a notte fonda indossando la gonna senza correre pericoli, i parchi e le aiuole sono ben tenuti come solo gli anglosassoni sanno fare e nonostante non ci siano ristoranti particolari che non facciano sentire la mancanza di casa, c’è il Tesco che a prezzi quasi umani (ma sempre più umani di Eataly) vende prodotti di prima necessità per cucinare lo spaghetto-cliché senza troppi sforzi. Il lavoro l’ho avuto mandando un CV e non attraverso persone che facessero da “sponsor” con amici imprenditori o personaggi più o meno mediocri. Ho un contratto di lavoro e la busta paga (questa sconosciuta) arriva puntuale a fine settimana così come l’accredito e, dopo anni passati dietro a fatture insolute di 18 mesi di clienti che non pagavano i vini o di consulenze mai saldate, questo (nonostante le cifre siano minime) è già fantascienza. L’ambiente di lavoro è molto friendly e ci sono persone di varie nazionalità con cui interagire e andare volentieri a bere una birra il venerdì appena finito di lavorare (in Italia non ci si sopporta in ufficio figuriamoci fuori) e il dresscode è per lo più easy e informal. Mettere una t-shirt dei Metallica con il jeans e le sneakers è consentito e talvolta si organizzano dei giorni con abbigliamento a tema (fatelo in ufficio in Italia e poi fatemi sapere come l’ha presa il capo) perché tra i requisiti era espressamente scritto “rendere divertente l’ambiente di lavoro e avere un forte senso dello humor”. I colleghi sono per la maggior parte più giovani – perché in Italia se lavori nel web non hai un lavoro mentre all’estero lo fanno già a 18 anni e ci vivono benisimo – ma nonostante i dieci anni di differenza ci si diverte a trascorrere le serate insieme bevendo birra, giocando dopo almeno 12 anni con le console nintendo o playstation e guardando “Game of Thrones” perché il destino di un geek a cui non piace GOT è come come quello di colui che dichiara di non amare i Beatles: il linciaggio. Il lavoro è molto interessante e aver fatto uno step in più rispetto a prima dove mi limitavo solamente ad analizzare e trovare le giuste soluzioni, qui è più approfondito e ci si addentra in cose più tecniche. Un altro punto a favore: è bello lavorare in un settore che mi piace, dove ogni giorno imparo qualcosa e dove, l’essere bionda, alta e con gli occhi chiari non costituisce diritto alcuno per mettere le mie capacità lavorative in secondo piano né usarlo come ricatto per tenermi un lavoro. Passiamo alla domanda più comune “Ma ti manca Roma?”  e qui rispondo: mi mancano i miei familiari, gli amici e il mio cane che è la cosa per me essenziale…Roma, per me che ci sono nata, mi mancava già da anni senza bisogno di andare fuori.

AirPnp – bisogno che hai, hospitality che trovi! – AirPnp hospitality for your needs!

Non volevo crederci, eppure è vero.

Questa l’intuizione di Travis Laurendine, CEO di quest’applicazione nonché genio informatico, filmaker, restaurant manager, organizzatore di concerti e molte altre cose tanto da poter vantare una menzione sul sito della Casa Bianca. http://www.whitehouse.gov/champions/civic-hacking-and-open-government/travis-laurendine

Originario di New Orleans, il nerd capellone ha potuto constatare che nella famosa città del blues, durante il famosissimo carnevale, il 90% degli arresti è per il reato di espletare i propri bisogni fisiologici in strada. A causa dei  bar stracolmi e forse anche del pessimo stato dei bagni pubblici e del grande afflusso di persone, Travis ha ideato questa utilissima app per i bisogni degli utenti. Sì, proprio i bisogni.

AirPnp permette a chi si connette di trovare nelle vicinanze bagni di privati che in cambio di denaro accolgono in casa persone con urgenze fisiologiche. Alcuni numeri anche se non sorprendenti: dal 17 febbraio la pagina FB ha 725 followers,  twitter 357 il sito ha circa 150 visitatori al giorno. L’app funziona con la geolocalizzazione, si osserva la distanza, si clicca sulla più vicina, si guardano le foto e si leggono anche le recensioni come in TripAdvisor. Avete capito benissimo, false o vere che possano essere, ci sono anche quelle, oltre alle foto del bagno in questione (leggetele perché sono fantastiche!). Si trovano bagni per qualsiasi segmento, come il bagno gratuito di Jason Williams in New Orleans:

Immagine Jason è in corsa per il consiglio comunale quindi potrebbe farvi utilizzare il suo bagno in cambio di un voto, e il suo sembra essere a seconda delle foto una toilette di tutto rispetto. Troviamo anche il “paradiso di porcellana”a Jackson

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e ancora un altro offre qualsiasi tipo di servizio: dagli spray per ambienti con differenti profumazioni  al tipo di carta igienica, wifi gratuito, e ospiti illustri ma, udite udite, si deve prenotare!

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A questo punto anche per voi, cari imprenditori della fisiologia, vale la regola delle foto al luogo del trono porcellanato che attirino gli utenti, booking engine user friendly, dare servizi in linea con il prezzo e la location e aumentare la popularity con recensioni e condivisioni.

(ENG) I couldn’t believe my eyes but it’s terribly true!

Travis Laurendine is the CEO of this useful app, filmaker, restaurant manager, concerts organizer , a well recognised  by the White House informatic geek, and many other things. His hometown is new Orleans and during carnival 90% of arrests are due to toileting on the streets. Public restrooms in bars are often too crowded and not so clean. Travis decided to build an app for those who are in need. The real need.

Airpnp allows to users to find the nearest private toilet to expletate their fisiological needs. Numbers are not so high but on Facebook it has 725 followers, 57 on Twitter and the website counts 150 visitors per day. It works with geolocalization, you can check for the distance, you tap on the one that’s in the nearby, you can check the picures and the review as if you were on TripAdvisor. Real or fake ones, you also have reviews (if you want to read them, they’re hilarious!). There are restrooms for every customer segment, like Jason Williams toilet in New Orleans for free

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(he’s running for City Councilor so he might ask for your vote in return) it looks a tidy and relaxing loo. Another one in Jackson is described as a “porcelain paradise”

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and another one offers many services like a wide range of air spray scents, at your choice, high quality toilet paper and free wifi but…you have to book it!geek

According to these facts, dear phisiology entrepreneurs, you might need to follow some marketing rules like high quality pictures of your porcelain throne’s place in order to catch the users, a user friendly booking engine, a rate that’s worth for services or location, and also to increase popularity with reviews and sharings! 

Caramelle non ne voglio più! – No more candies!

fotoCito la più grande cantante italiana di sempre e come sapete difficilmente uso il mio blog per parlare di cose personali, ma ogni tanto un lusso e uno sfogo concedetemelo.  E poi il blog è anche il mio, quindi mi prendo la libertà di trattare cose che non siano marketing, web, food & wine.  Oggi concedetemi uno sfogo. Prometto che non ce ne saranno molti altri. Perché può capitare che ci si ferma a riflettere e a tirare le somme delle cose, specialmente quando si è saturi nonostante le soddisfazioni. Semplicemente capita.

Capita che le storie d’amore finiscano, finiscono i rapporti e non ci si parla più nonostante il tempo trascorso insieme. Succede quando nonostante ci sia l’amore manca il rispetto. E così magari ci si prende una pausa di riflessione e si prova a cercare altrove sé stessi, e forse anche un amore differente che, benché ci faccia stare bene o meglio, non sarà mai come il primo vero amore. Capita soprattutto quando si ama il proprio lavoro e indietro riceviamo soltanto “parole, parole, parole”.  I primi commenti a questa breve separazione sono stati di un addetto ai lavori: “Il mondo del vino perde un personaggio” e mi dispiace dirlo nonostante lo abbia preso come un complimento ma i personaggi hanno sempre un ruolo che, piccolo o grande deve essere rispettato. E io, da piccolo personaggio pur non avendo dato tanto, come dice Corrado Guzzanti “quel poco che ho dato lo rivorrei indietro”.

Quando mi sono innamorata del wine business avevo diciannove anni.  Fui convocata negli uffici di Roma del “Castello del Terriccio” dove incontrai l’emblematico Cavalier Rossi di Medelana  il quale mi investì del ruolo di giovane cavaliera dei suoi vini. Onorata di tale investitura da un’azienda di così grande prestigio, iniziai quindi ad entrare nel mondo dei grappoli e bicchieri. Con lui e lo staff del Terriccio ho vissuto episodi che il Cavaliere ancora ama narrare, uno in particolare ad una cena al ristorane “Tour d’Argent” di Parigi, dove il Cavaliere notò che l’allora governatore della  BCE mi osservava con insistenza. Ancora potrei raccontare di altri aneddoti di quel periodo e di quel mondo che non pensavo potesse essere così affascinante. La sempre dolcissima Erika mi insegnò ad avvinare un bicchiere e  imparai molte cose da Carlo Paoli, il quale oltre ad avermi fatto da mentore, ancora oggi ha la mia stima e il mio affetto. Successivamente sono state molte le aziende con le quali ho collaborato. La mia passione è stata da subito raccontare i vini come fossero persone:  la loro storia dalle origini, i riconoscimenti e le premiazioni, il loro ambiente, e anche la loro diversità negli anni perché come le persone i vini cambiano a seconda degli anni. Non bastano 5 giorni di Vinitaly per incontrare tutti e passare il tempo che vorrei o dovrei, con chi veramente ha contribuito a farmi amare questo mondo. Ho incontrato persone con le quali tuttora ho piacere a sedermi ad un tavolo e discutere di come vanno i loro vini, i loro prodotti, cosa migliorerebbero e quali sono i loro prossimi obiettivi. Alcuni di loro sono persone sincere con le quali almeno una volta l’anno c’è questo momento di scambio davanti ad un pasto e sorseggiando un bicchiere e altri hanno decisamente adattato la loro personalità a seconda del livello del loro brand. Ho avuto il piacere di essere convocata da aziende di grandissimo prestigio, illustri produttori dall’umore cangiante e che avrebbero dovuto farsi psicanalizzare seriamente, con l’urgenza di una consulenza.

Già: le consulenze che dovrebbero essere pagate o quantomeno riconosciute.  Il mio lavoro è di comunicare adeguatamente sia nella forma che nei canali, i valori di un’azienda, vinicola o hospitality, al fine di aumentarne il fatturato. Non sono né una venditrice né un sommelier, faccio marketing e questo amo fare.  Purtroppo la mia determinazione e il mio impegno devono scontrarsi troppo spesso con una serie di problemi non sempre dipendenti dalla mia volontà. Il tempo è denaro e i soldi non dormono mai. Io non posso permettermi che non mi si venga pagata una consulenza dopo il primo meeting, così come voi non potete permettervi che il buyer o il ristoratore non vi paghino.  Se devo fare un’analisi per far sì che i vostri hotel o agriturismi aumentino le vendite, io devo essere pagata. Se volete che davanti ai buyer d’oltreoceano non vada vostro figlio a presentare i vini con un inglese studiato forse insieme al Lorenzo di Corrado Guzzanti, io posso aiutarvi certamente, ma devo essere pagata, le spese del viaggio non bastano.  Sono all’incirca 4 le analisi che ho fatto e che non ho consegnato negli ultimi 8 mesi perché le aziende o gli imprenditori non possono investire (o non vogliono). Sono molti di più gli imprenditori che ti convocano per poi accorgersi, una volta trovatisi di fronte ad una donna, che sono più interessati a “ben altre cose” che non ad una consulenza.  Almeno un paio sono ex datori di lavoro.  Per non parlare poi di aziende che ti convocano più volte per poi dirti che devono riorganizzare il personale e fino a gennaio (di quale anno?) non se ne fa nulla – allora perché mi convocate con tanto di accompagnatore?- o che si dimostrano disponibili a collaborare ma non fissano mai un meeting per discuterne. Se facessi nomi e cognomi creerei scompiglio nelle aziende e nelle famiglie, e francamente non ho mai sottovalutato il potere del karma. Paradossalmente a pagarmi sono sempre state le aziende vinicole o hospitality di piccole o medie dimensioni  che, nonostante non abbiano avuto grandi capitali da investire hanno rispettato il mio lavoro e il mio tempo pagandomi  soddisfatti quanto mi spettasse. I grandi NO. I grandi fanno i grandi ma sono piccoli. Il blasone non fa di voi dei signori. Non ho più voglia di starvi dietro, di sentirvi parlare senza vedere i fatti, di starvi a telefonare per prendere appuntamento e discutere le analisi o pianificare una strategia e non avere risposte. Se non volete cambiare per migliorare, andate avanti così e non lamentatevi. Ma fatelo con educazione. Siate sempre gentili  con le persone che incontrate durante la vostra ascesa, le ritroverete sicuramente durante la vostra discesa.  Ora dopo 14 anni di “bla bla bla” meetings, fiere, premiazioni, tastings e gente che sempre si approfitta della disponibilità altrui, credo sia arrivato il momento di prendermi una bella pausa di riflessione da questo amore masochista. Perché l’amore è bello e ti fa stare bene, ma essere masochisti  NO.  Anche se ci saranno altri amori che per quanto belli non reggeranno il paragone. Poi magari ci si rivedrà e si tornerà a volerci bene. Io nel frattempo prendo un break e vado a “flirtare” con il settore IT in un’altra città e in un altro Paese.

(Ringrazio Corrado Guzzanti per la gentile concessione)

(ENG) No more candies

The most famous Italian singer used to sing these words : “I don’t want candies anymore” and as you may know, I hardly talk about personal things, but sometimes I also need to do that. Plus this blog is mine so please forgive me for being argumentative today. Because it happens. It happens that you fall in love and after a long term relationship there’s no more respect so you decide to simply take a break and find somewhere else what you didn’t get before. It happens especially when you’re in love with your job and you just have in return “candies” instead of the right rewards. First comment to this decision it’s been made from a wine professional:  “Wine business will miss your presence”, I take it as a compliment but as a famous Italian comedy showman Corrado Guzzanti said “I didn’t gave so much but, even that, I would like to have it back”

I fell in love with wine biz in 2000 when Rossi di Medelana called me giving me the honour to promote his wines.  I went straight into the world of glasses and grapes and fell in love with it.

With Castello del Terriccio I’ve lived so many experiences and episodes, some of them are still in Rossi di Medelana’s memories  like the time we went having dinner at “Tour d’Argent” and the former BCE president didn’t stop staring at me. I could tell so many other  funny stories. The sweet Erika taught me how  to prepare a glass for a wine tasting and so I learnt many things from Carlo Paoli, who still has all my respect and gratitude and also saved my life once. After Terriccio I cooperated with many other wine comanies, my passion it’s always been telling wines history as they were people: from their birth to their awards, their growth and changings according their age. I met so many people that during Vinitaly I would like to have more time to meet them and talking about their wines and their goals. I met very good people during these years and they have always been so kind to me. Some others didn’t. Some other’s people  personality changed according to their brand reputation, some others IMHO needs to go to a therapist to solve problems with their behaving and with people.

I am not a sommelier nor a salesman, I am a marketing consultant and whenever they are in need, they call me. The first meeting it’s free and I politely never refuse to meet them and listening what their problem is. My problem is that my love and commitment it’s hardly paid, despite I really love my job. More than I could love a person. But they never pay. I always give my time to those people, but my time has a price, and I can’t afford wasting my time and don’t get paid. The same way you can’t afford giving wines to buyers or clients and not getting paid. If you ask me for a marketing report, you need to pay me. If you want to increase your hotel sales and you need a consultation, you need to pay me. If you want me to go representing your wines abroad because your son can barely say in English “The glass is on the table” you need to pay me. Not just travel expenses. I did something like 4 reports in the last 8 months I didn’t discuss because Italian entrepreneurs don’t want to invest on MKT. There are also people calling in need of a consultation and after the first meeting they would like to discuss “something else” instead of discussing a marketing plan (2 of them are former employers). I can’t tell their  names but believe me, the list is pretty long and also includes big names and brands.  If your brand is high-end doesn’t mean you’re a high-level person. I can’t waste my time waiting for a response like: “I can’t take decisions until January” and on March I think that maybe he didn’t mentioned the right year. I can’t waste my time anymore. If you don’t want to change for an improvement, just keep your things as they are but please, don’t complain and don’t make people wasting their time. But please, be kind with the people you meet on your way up because you might meet them again on your way back down. After 14 years of meetings, tastings, exhibitions, it’s time for me to take a break from this such masochist love.  Because love is great and makes you feel good, but I’m not a masochist. There will be other love stories and they’ll be completely different from the previous big one, so I decided to move to another country and go “flirting” with an  IT company. As Sixto Rodriguez said “But thanks for your time, then you can thank me for mine”

Meteore compiante: il caso Flappy Bird

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Lo si era visto non proprio di buon occhio, insomma diciamolo, sembrava una becera e troppo presuntuosa imitazione degli “angry birds”, e quel design 8 bit che tanto ricordava i primi videogiochi anni ’80 da console come l’Atari che noi over 30 abbiamo amato fino a tenerlo anche quando non funzionava più (io avevo il modello 2600), ci aveva incuriositi. Lo abbiamo scaricato forse in preda ad un attacco nostalgico e per assecondare quel piccolo vezzo hipster e anche se scettici, ci siamo fatti affascinare fino a diventarne dipendenti.

Flappy Bird viene ritirato dall’appstore dopo nemmeno un mese di vita. Il suo sviluppatore  Dong Nguyen dice di non aver retto il colpo della popolarità troppo improvvisa e massiva, di aver iniziato ad avere nel giro di pochissimi giorni troppe richieste di interviste, contatti, media, tanto da volersi ritirare a vita privata insieme alla sua creazione. Non resta difficile credere che dieci giorni dopo la messa online il giochino sia balzato al n.1 nell’app store perché tutto era perfetto: la grafica rétro, il richiamo a Super Mario, la facilità di utilizzo, la pubblicità presente ma che non disturbava il gioco (ecco quindi spiegati i 50K in ad revenue al giorno!) i comandi semplici e tutte quelle cose che hanno contribuito a renderci per 20 giorni dipendenti da questo gioco. Dong Nguyen ha preannunciato in 22 ore il ritiro dell’app. Promessa mantenuta e il giorno dopo Flappy Bird era sparito. Non sappiamo se il suo ritiro sia veramente definitivo oppure se lo abbia fatto per una strategia di marketing mirata a misurare il sentiment per poi ritornare e aumentare i profitti. Purtroppo non lo sappiamo. Sappiamo però che nonostante il successo, se l’uccellino a 8 bit non dovesse ritornare, presto non ne parlerà più nessuno e come tutte le meteore verrà messo nel dimenticatoio e sostituito da altre app simili come Flappy Doge o Bee Leader che già hanno incrementato i download nelle ultime 18 ore. Stessa grafica l’uno e stesso concept l’altro. Come tutte le storie d’amore finite possiamo anche in questo caso dire:  “morto un papa…”

Cene sociali – Piccoli consigli per l’ uso dei social nella ristorazione

Quanti di voi hanno tra i loro contatti persone o attività che continuamente pubblicano foto di cibi facendo venire l’acquolina in bocca?

Scommetto la maggioranza. Specialmente negli ultimi tempi, da quando abbiamo iniziato ad essere vittime bombardate da programmi enogastronomici. Grazie a questi abbiamo imparato cosa sia veramente la consapevolezza dei cibi e un pò chiunque si sente “chef” mettendosi ai fornelli cercando di ricreare il piatto visto in tv. Ovviamente poi li fotografano e li pubblicano su facebook o gli altri social. Quando lo fanno i nostri contatti a volte mettiamo un “like” e commentiamo. Ma quando lo fa un ristorante? Non sempre questi post possono sortire l’effetto desiderato e spesso cliccare su “unfollow” oppure non voler più ricevere le notizie, fa perdere un follower ad una pagina che sperava di catturare l’utente. Perché? Perché dopo aver analizzato i dati del 2012 il leitmotiv del 2014 è VISUAL! Gli algoritmi sono cambiati e il ranking sui motori di ricerca (Google in primis) viene determinato anche in base ai contenuti visual. Come direbbe Guzzanti “Sapevatelo!”

Un immagine se ben pensata e curata, può comunicare in maniera efficace sia il Brand che il prodotto. Più di mille parole.

Questi sono i dati del ROI Research 2012, se avete tempo date un’occhiata qui.

A mio avviso, visto che l’immagine deve dare emozione e l’emozione vende, ecco alcuni piccoli consigli per le attività che operano nel settore food & beverage.

1) BE SOCIAL

Pienamente d’accordo che il “social” deve essere social e quindi non limitatevi ad avere una pagina Facebook o Twitter e postare contenuti senza interagire con l’utente, cercate di essere più “UMANI”. Rispondete ai commenti, qualora abbiate una figura dedicata a questa mansione, oppure qualora non la aveste, aggiornate un post con poche ma esaustive informazioni che rispondano alle domande che potrebbero scaturire da una foto.

2) CURARE I CONTENUTI

Se siete un’attività, evitate di postare contenuti politici o di calcio (a meno che non siate un ristorante in cui le prenotazioni aumentano in vista di una finale o un evento importante oppure non vi chiamiate “Bar Sport”). Per questi post ci sono i profili personali. Evitate inoltre di essere ridondanti come tutti quelli che usano fotografare il cappuccino la mattina con scritto “buongiorno” oppure un piatto di pasta con scritto “buon pranzo”…etc. E’ ridondante e infastidisce l’utente, un pò come quando ci infastidiamo leggendo i troppo frequenti  progressi dei figli di qualcuno nei nostri contatti, o le troppe foto dei gatti.

3) UTILIZZATE I SOCIAL DEDICATI AL VISUAL

L’applicazione Vine consente l’uso di 6 secondi di video durante i quali potreste far vedere cosa accade di speciale nel vostro ristorante, come sta lavorando lo chef “dietro le quinte” e far capire a chi vi osserva quali ingredienti utilizzare per offrire un tale prodotto, o anche un ospite VIP che regolarmente frequenta il vostro ristorante e si presta con piacere a salutare gli utenti in 6 secondi. Pinterest e Instagram invece, vi permettono di documentare con le immagini la preparazione “step by step” del piatto che state per servire. Come nel cinema, il backstage, incuriosisce l’utente.

4) FIDELIZZATE e PREMIATE

Se alle 18 leggeste un tweet dal bar che solitamente frequentate con scritto “Postate una foto seduti al bancone, ritwittate e insieme al drink avrete le tapas. Avete 15 minuti di tempo”,  ritwittereste?

5) PRONTI PER IL LANCIO?

State per aprire il vostro ristorante o il vostro bar e il locale è ancora sottosopra? Meglio! Potrete incuriosire gli utenti che hanno deciso di seguirvi aggiornandoli in modo simpatico sui preparativi, iniziare a far conoscere il personale e chi sta seguendo cosa, sempre con video, foto e descrizioni. La storia di ciò che state costruendo con passione e impegno ha sempre un grande appeal.

6) SIATE ANCHE OFFLINE

Una volta che la vostra figura è diventata visibile tramite foto e video, interagite con gli ospiti al di fuori dei social, perché niente è più social di un bicchiere di vino!