tami taylor, still graping it up

Torno a casa e ricevo un like sul blog da “grapefriend” un blogger di vino dagli Stati Uniti. Commossa. Come back home and just found out that I had a “like it” on my blog from “@grapefriend” a wine blog from United States of America. Proud of it!

grapefriend

“I love rosé Champagne, especially Billecart-Salmon.

A bottle of that with a tin of caviar – how can you go wrong?”

You didn’t need another reason to love Connie Britton, but now you have one. Thanks, Bon Appetit.

I hate coupes (those big, flat glasses) – you spill way too much. Flutes are very pretty but also kind of annoying because the bowl is so small and your nose bumps into it all the time. I just like a good white wine glass when drinking bubbly.

I also really love Billecart-Salmon. And Connie. And Nashville, but Friday Night Lights 80 times more. Tami Taylor drank white wine all the time.

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Degustazione 27/05/2013 @Eataly con Wine Italian Tour

Tempo fa mi trovavo a pranzo con un distributore che aveva l’esigenza di organizzare un tour di degustazioni dei suoi vini di eccellenza. Aziende mirate alla qualità che ovviamente fanno di questo il loro punto di forza e a volte l’aspetto quantitativo non basta a soddisfare la domanda dei loro vini. E perché non organizzare l’evento in uno spazio dedicato alle eccellenze del food & beverage come Eataly, visto che di eccellenze si tratta? Dopo due mesi eccomi in casa del patron Farinetti a fare un giro tra le aziende in questione.

Nomi importanti come Pol Roger che dal 1849 ci delizia il palato con il suo champagne e in particolare rimango estasiata dal “Blanc de Blancs Vintage” un tripudio di sentori tipici dello chardonnay con un’ eleganza che è il marchio di fabbrica di uno champagne esclusivo il quale, non è difficile da immaginare, viene invecchiato sapientemente nella maison di Epernay fin quando non è pronto ad esprimersi con il suo grande perlage e il suo colore raffinato ed elegante. Classe pura.Immagine

L’eleganza mi porta poi a degustare un altro vino particolare: il Caberlot di Podere il Carnasciale. Poca la quantità e intuire il prezzo altissimo di queste magnum (avete capito bene, viene imbottigliato in magnum) non è difficile. La provenienza di un’uva naturalmente formatasi da due qualità come il cabernet franc e il merlot in una vigna abbandonata sui colli Euganei e sulla quale l’intuizione di Bordini nell’impiantare quest’uva a Carnasciale, trovò terreno fertile in tutti i sensi poiché Mr. Rogosky, proprietario del podere, decise di impiantare queste barbatelle su cui nessuno aveva ancora puntato al posto degli uliveti presenti nella tenuta. Al naso è forte, oserei dire marcato ma non esagerato: cacao, piante aromatiche, in un esplosione di forza; al palato rotondo, armonico e raffinato con la giusta tannicità che lo lascia scendere gentile ed indisturbato lasciando il finale lieve ma intenso.

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Altra conferma da altra azienda toscana Le Macchiole. A loro i miei personali complimenti per il Paleo 2009. Fresco e delizioso il nettare 100% cabernet franc, piacevole e veloce al palato, prorompente e sapido al punto giusto, con grande personalità. I miei complimenti vanno alla titolare, la Signora Cinzia per la qualità dei vini e per come stanno approcciando la comunicazione sul web con social attivi (ho anche potuto mettere un hashtag su twitter) e un facebook presente ed aggiornato senza essere invadente, i loro post sono sempre “friendly” e ciò è importante al fine dell’ engagement e del “sentiment”. Sito molto curato come tutte le aziende dovrebbero fare, in modo da dare una prima impressione sia per l’impatto emozionale con la signora Cinzia sorridente in homepage, e sia a livello di identificazione del brand. Bravi!

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Scoprire l’acqua calda anche se si produce vino.

Mi sono imbattuta ieri sera nell’articolo di WineNews sul vino e web dopo la conferenza tenuta dall’’Associazione Donne del Vino.
Il consorzio Brunello di Montalcino ça va sans dire è il brand più citato nei BLOG, così come il territorio del Brunello è quello che meglio ha saputo comunicarsi tra quelli italiani, piazzandosi al primo posto nei social network per “engagement”. Santa Margherita, Frescobaldi e Mezzacorona sono i brand con la maggiore reputazione su Facebook, mentre Fontana Candida, Mezzacorona e Cantele quelli con più “seguaci” su Twitter.
Se analizziamo i dati effettivamente il trend dal 2006 (da quando sono entrati in gioco i social e nello specifico Facebook) non accenna a diminuire

Parliamo di aziende grandi che investono sul brand e che possono vantare una figura interna di un social media manager o talvolta anche di un social media department.

Lo scorso anno ho collaborato con la Winedreamers, (società leader di brand ambassador per aziende vinicole) che cura anche i social, per il BEREBIO al Vinòforum. Fa un certo effetto sapere che molte aziende produttrici non solo non avevano una pagina social sulle maggiori piattaforme, ma talvolta mi sono imbattuta in vere e proprie situazioni “medioevali” dove le comunicazioni dovevano essere inviate tramite fax o posta tradizionale poiché aziende (anche non piccole) non erano passate nemmeno all’era dell’ 1.0.

Perché allora non seguire gli esempi delle cantine sopracitate?

Se non dobbiamo confondere strumenti con obiettivi come ha affermato Oscar Farinetti di Eataly, allora facciamoli lavorare assieme, anche perché vorrei far presente che allo stato attuale queste piattaforme sono l’unico canale advertising A COSTO ZERO!
E cosa costa allora fare una pagina facebook o un account twitter e aumentare followers?

Non avete le competenze tecniche o il tempo o molte volte una figura interna? Affidatevi ad una società per le prime due, oppure se non avete tempo o fondi da investire, ad un nipote “smanettone” che può giocare a vostro favore sia sull’attivazione che sulla raccolta di followers o “likers”.

Una volta iniziato a socializzare, però, fatelo con criterio e non incappate nell’errore di scambiare la piattaforma come un vero e proprio canale pubblicitario: per quello ci sono gli ads e gli altri strumenti del web. Raccogliete likers e followers ma non perdeteli, il passaparola o Word Of Mouth (WOM) è importante. Ricordate quindi di interagire con gli utenti trattandoli come utenti e di tener conto che dietro un profilo c’è sempre una persona e di raccogliere quanti più commenti e visite. Tenete d’occhio le statistiche e cercate di percepire quanto più possibile dai dati, pubblicate foto, generate commenti ma soprattutto fate i bravi e…non giocate con il “sentiment”!

Un ringraziamento personale al mio editor Andrea Viviani