It’s all Word Of Mouth

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I cromatismi del plagio – colossi Vs locali

Michael Jackson come il Veuve Cliquot.
Cosa c’entra?
Molti ricorderanno la storia che alla fine degli anni 90 rimbalzò come una pallina da ping pong sui media. Al Bano Carrisi accusava di plagio il re del pop Michael Jackson che, secondo il cantante di Cellino San Marco, aveva copiato il brano “I cigni di Balaka”. Una storia che all’epoca aveva dell’assurdo ma che in tribunale, una volta analizzata la composizione delle due partiture che presentavano ben 37 note uguali, costò 4 miliardi di lire a MJ (che per il compianto re del pop di certo erano solo pochi spicci) ma non vennero riconosciuti ad Al Bano gli indennizzi per 5 miliardi di lire. L’opinione pubblica si divise, fu addirittura per un periodo ritirato dal mercato l’album Dangerous e di certo il cantante nostrano nonostante il presunto danno, ne guadagnò in immagine e vendite. Un billboard effect mi verrebbe da dire in un certo senso.
Nel food & beverage l’attenzione degli ultimi due giorni è catturata dal colosso Veuve Cliquot contro un’azienda campana: Ciro Picariello. L’azienda francese che produce 18 milioni di bottiglie l’anno per un fatturato di 1,6 miliardi di euro, ha di recente contattato l’Italiana Picariello dopo aver constatato che il
packaging è simile a quello del pregiato brand. In effetti mettendo a confronto i due prodotti la differenza è impercettibile.
Se non per il fatto che il brut Picariello ha la caratteristica di essere venduto e consumato in un modo particolare, ovvero capovolto, per evitare l’uso di solfiti aggiuntivi essendo il brut contadino non sboccato. Chiaramente suscita curiosità e gli enoappassionati o curiosi approfondiranno e vorranno saperne di più sulla Ciro Picariello dando loro inevitabilmente (così come involontariamente anche attraverso questo articolo) più visibilità. Un pò come Al Bano. La differenza è che la Veuve Cliquot per ora non intraprenderà azioni legali cercando di non pesare sul fatturato della piccola azienda campana e per non favorire risonanza verso un prodotto con una popularity non minimamente paragonabile. Un po’come Neverland ranch con Cellino San Marco.

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Se gli uomini fossero… VINO! – If wines were MEN!

Non me ne vogliano i produttori e nemmeno i wine marketers se ho provato a fare questo paragone. Tutto è nato anni fa quando portai Francis, un importatore americano a visitare le cantine dell’azienda con cui lavoravo all’epoca. Durante il tasting che si concludeva con le bollicine, dopo averlo guardato ed annusato,portò alla bocca il suo flute riempito con il particolare vino ad uvaggio aleatico e moscato. “Decisamente uno Shirley Temple!” disse. Gli piaceva paragonare i vini alle donne. Già: i vini e le donne; un binomio che sembra imprescindibile e al quale spesso le donne che lavorano nel settore cercano di non dare troppa importanza a causa del settore storicamente e prettamente maschile (per non dire a volte “maschilista”). Non dimentichiamo che Madame Pommery fu la prima imprenditrice di Francia, molte sono le produttrici, le distributrici, le wine journalists, le bloggers, le sales e le marketers del settore che ogni giorno si trovano a lavorare circondate di uomini. Vini e uomini.E se gli uomini fossero vini come sarebbero? Che volto avrebbero secondo le caratteristiche del nettare divino? Ho provato a giocare al gioco di Francis e devo dire che è stato divertente! Avviso per gli uomini: se non siete come il vino che lei ha ordinato, forse le vostre possibilità non sono così alte! 🙂

I hope wine producers and their marketers don’t mind if I compared their wines to these men. It all began years ago when I took Francis, an American buyer  to the winery I was working for at that time. At the end of his tasting, when we filled up his  flute with the sparkling  wine made with moscato and aleatico grapes, he looked at  it, he brought the glass to his mouth and then he said “This is definitively a Shirley Temple’s wine!”  He liked to compare wines to women. Yes, this combination is a myth,  you can’t get one without the other according to men. Women working in wine biz every day , constantly try to break this myth despite wine industry is tipically male oriented (or sometimes even chauvinist) . Besides we have to remind that Madame Pommery was the first female entrepreneur in France. Female producers, distributors, sales, marketers, journalists and bloggers every day are facing this kind of “discrimination” while working with wines and men.
Wines and men.
And if wines  were men how would they look like? According to wines characteristics, how their face would be?  I tried Francis game and here’s the result. Advice for men: if you’re not like the wine she’s having, maybe your chances are quite low! 

If wines were MEN

La grande bellezza in decadenza – The great beauty in decay

Non parlerò di vini, di marketing, di cose buone da mangiare. Ogni tanto pubblico anche “fuori tema”. E’giusto per diversificare. Negli ultimi giorni non si parla d’altro che del premio al film “La grande Bellezza” e allora, visto che si tratta del mio Paese, mi sono sorte delle considerazioni spontanee sul perché ho deciso di vivere al di fuori di esso e della città eterna.

Nella mia vita ho viaggiato molto, in realtà ho sempre cercato, in ogni posto in cui ho avuto occasione di stare per periodi lunghi, di vivere nel loro stesso modo. Ho vissuto per molto tempo in Francia, Irlanda e di recente negli USA osservando e facendo paragoni con il mio stile di vita italiano, o meglio, romano.

“Oh, sei italiana! Di dove?” mi chiedono spesso. Quando rispondo loro “Roma” i loro occhi si spalancano e li vedo sognare come possa essere vivere in Italia. L’Italia è un paese folle ma Roma è completamente diversa da qualsiasi altro luogo. Mi considero fortunata ad essere nata nella città eterna: arte, buon cibo, la moda, i migliori vini del mondo. E ’un cliché ma come tutti i cliché è sacrosanta verità. “Com’è vivere a Roma?” mi chiedono, ed io do sempre loro la stessa risposta: “E’ come stare con la persona più bella del mondo ed essere continuamente ferita e trattata male”.

Nonostante ami la mia città, questa è diventata il teatro della fiera delle vanità o se preferiamo, della banalità. Di recente ho portato degli amici stranieri in giro per Roma ed ho provato a vedere la capitale con i loro occhi. Una di loro dinnanzi ai Fori Imperiali mi ha detto: “Adesso capisco che Roma non è stata fatta con un giorno”. Sono consapevole del patrimonio artistico e storico che Roma, insieme alla Grecia abbia. E’ visibile dal fatto che dall’epoca cristiana a quella moderna tutti gli stili architettonici e artistici siano presenti. Ma ora è differente: ora sta decadendo. Le persone sono cambiate e con esse anche la città. Ho vissuto al centro per parecchio tempo e il momento migliore per andare a godere appieno la grande bellezza della mia città era quando le altre persone non erano in giro.

Guardando il film “La grande bellezza” di Sorrentino, sono giunta alla conclusione che le persone siano il motivo per cui Roma stia morendo. Ho trovato il film abbastanza presuntuoso. Non il personaggio, proprio il film. Non si possono imitare registi come Pasolini o Fellini; loro erano unici e l’unicità è appunto qualcosa che non può essere riprodotto da nessun’altro. Il film è piuttosto lento e quei 140 minuti sono come 140 minuti di una noiosa lezione dell’odiata materia alle superiori. Nonostante il film non mi abbia entusiasmata, ho trovato interessante il personaggio di Jep Gambardella, un ex scrittore campano trasferitosi a Roma 26 anni prima con l’obiettivo di diventare il “Re della mondanità”. Una volta eravamo conosciuti come il paese della “dolce vita”. Adesso il dolce è solo quella cosa che ordiniamo dopo un pasto al ristorante. I ristoranti, appunto, che lavorano soltanto se sono trendy e se è facile incontrare giocatori o personaggi famosi infischiandosene della qualità del cibo. Se si vuole fare un aperitivo, è facile incappare in locali fashion con musica lounge di sottofondo dove gli over 50 pretendono di far colpo ed essere considerati “trendy” dalle ragazze under 30 o dove portano la loro donna di servizio dell’est Europa o il trans per far colpo. La vita mondana – o quel che ne rimane- è oggi popolata da categorie di persone ben definite: i nobili rimasti del famoso “quadrilatero vacanziero cafone” (Cortina, Sardegna, Fregene, St.Moritz), politici over 50 che pretendono di vivere come se fossero ancora negli anni ’80, persone approdate a Roma da altre parti, in particolare dal sud, che devono dimostrare a parenti ed amici che ce l’hanno fatta e che hanno delle belle case, auto di lusso, che spendono soldi in abiti firmati e ristoranti ove non c’è divertimento, solo per scattare foto da mettere su facebook per suscitare invidie e stupore della gente. Come se alla gente gliene fregasse davvero qualcosa! Poi ci sono gli intellettuali, gli anticonformisti moderni, i radical chic, o peggio ancora gli artisti. Beh, se in Italia non sei ricco o non vieni da una famiglia benestante, non puoi fare della tua arte un mestiere. Devi comunque lavorare come impiegato ed esprimere le tue doti artistiche nel tuo tempo libero. Il concetto di arte “alternativa” dista anni luce dall’arte vera, quella storica. Ho visto gente su un palco infilarsi aghi nella pelle e tagliarsi con una lametta giustificandosi che quella sia arte poiché viene dal dolore. A mio parere sono persone incapaci di fare qualsiasi altra cosa e che vogliono apparire pensando che gli altri siano veramente stupidi. Ho conosciuto musicisti (definirsi tali pur non sapendo prendere in mano uno strumento) pubblicare album o EP con rumori, poesie gridate o presunte, giustificando le loro opere definendole alternative, indipendenti e underground. Questo tipo di ambiente è molto popolato e all’interno del branco si conoscono un po’ tutti. Tutti parlano male di tutti, di quanto quell’artista non abbia fatto una mostra o un album decente, che loro sono i più bravi, e poi quando si incontrano sembrano essere i migliori amici di sempre. Perché è una comunità. Se qualcuno di essi riceve una recensione all’album su una rivista di nicchia, sembra che abbiano ricevuto una nomination ai Grammy Awards. Il loro facebook è un diario H24 del loro album in fase di registrazione. Questa categoria o tipologia non è tanto differente dagli arricchiti. Un’altra cosa che odio della mia città è la maleducazione incontrollata e indiscriminata: famiglie che portano in luoghi pubblici bambini indemoniati disturbando la quiete nel ristorante in cui stai mangiando, la maleducazione nelle strade, mentre guidi, mentre prendi i mezzi pubblici pregando di rientrare a casa sana e salva schivando ladri, tossici e ubriachi ai quali i vigilanti del trasporto pubblico ma anche le forze dell’ordine non possono fare nulla. Nemmeno allontanarli. Se ti sposti in macchina devi preventivare due ore per raggiungere un’altra zona. E per il parcheggio, naturalmente. Roma è la capitale del parcheggio creativo. Se guidi uno scooter devi essere molto reattivo oppure essere stato preparato da Valentino Rossi per evitare di non cadere nei crateri lunari dell’asfalto o per non essere investito da stronzi col suv che pensano di guidare come avessero una smart, o da quelli che guidano una smart come se fosse uno scooter. Tutti a Roma pretendono di essere qualcuno, o meglio, fingono di essere qualcuno agli occhi degli altri. Roma non è apparenza, direi piuttosto finzione. E io di cose finte non ne voglio nella mia vita. La città eterna è morta senza che le persone se ne siano accorte. Questo mi fa stare male. Davvero. Chi ha un minimo di cervello se ne va dove la vita può essere davvero una vita. Non vorrei mai crescere un figlio in una città come questa e con gente come questa. Nel mio continuo viaggiare ho notato le differenze tra il vivere nella mia città e vivere in un’altra città dove c’è più rispetto reciproco e senso civico. A Londra si può prendere la metropolitana di notte con i tacchi alti ed una gonna senza essere stuprate, pagare un trasporto pubblico che sia funzionale e sicuro ma soprattutto gente educata che trasforma il luogo in cui vive, un luogo altrettanto educato e civile. E siccome considero il mio rapporto con la città dove vivo come se fosse una storia d’amore, io voglio svegliarmi tutte le mattine con la bellezza al mio fianco, ma la bellezza, per essere una “grande bellezza” ha sempre bisogno di qualcosa in più della bellezza stessa.

 

In my life I travel very often, I actually tend to stay in that place and trying to live like local do. I stayed for quite a long time in Ireland, France, USA observing and comparing lifestyles with my Italian or I should say Roman lifestyle.

“Oh, you’re Italian! Where do you come from?”- they often ask me- “Rome” I answer. In that moment their eyes start to imagine how an Italian is living. Italy it’s a crazy country, Rome it’s something apart from all the rest of the country. I consider myself lucky to be born in the eternal city, a lot of art, good food, good fashion, good wine. It’s a cliché, and as a cliché it’s just truth.

“How’s living in Rome?” I always give the same answer: “It’s like loving the most beautiful person that hurts you all the time”

Despite I love my city, lately it became a vanity fair venue, or I should say a banality fair. Recently I had friends visiting Rome and it was a pleasure for me taking them to the most beautiful places, touristic and not. I tried to watch my city through their eyes, I am conscious of the cultural and artistic wealth. With Greece we have the most historical sites in the whole world. “After this I can say that Rome wasn’t built in a day” somebody told me after a walk to the roman forum. It’s visible: from christian to modern styles we’ve been through all the history. But now it’s different: now it’s decaying. People changed and they changed the city itself. I used to live in the city center for quite a long time and I found out that the best moment for me to enjoy the great beauty was when people was not around. People. 

Watching “The great beauty” of Paolo Sorrentino, I came at the conclusion that people is the reason of this decay. In my opinion I found the movie pretentious. Not the characters, but the directing itself. It’s not fair to emulate movie directors like Fellini and Pasolini because they were unique and unicity it’s something that can’t be found in anything else. The movie it’s rather slow and that 140 minutes are like a boring lesson of the subject you hate when you’re at high school. Despite this, the movie is about a man, Jep Gambardella, an ex writer from Campania who moved to Rome 26 years ago with the objective of becoming the “king of high life”. Once we were well known for the “Dolce vita”. Now the “dolce” (sweet) it’s just the dessert at meal’s end. Restaurants now they only work if it’s a trendy restaurant where food quality it’s not considered at all. Because it’s trendy and it’s where football players and famous people go. If you want to have an aperitivo you must go into a fashion bar where you can find lounge music and people around 50 years old pretending to be trendy and appeal to younger girls. Rome’s high life is populated by various types of people: politicians over 50 pretending to keep living like they’re still in the 80’s, people coming from other cities -most of them from southern Italy- that need to show to their relatives they live in a luxury house driving luxury cars, spending money in high price clothings and restaurants where there’s no fun at all just to make pictures to post on facebook not realizing that other people doesn’t give a damn about the things you own. There’s another category who populates Roma’s nightlife: artists, or the ones they think they are. Art is not a job in Italy, unless you’re not rich or coming from a wealthy family, otherwise you need to have a daytime job and keep painting, playing during yous spare time. I saw people hurting themselves on a stage with needles and blades defining this is a form of art and art comes from pain. In my opinion it’s just uncapable people looking for attention by doing something extreme justifying this is art. I knew musicians uncapable of playing any instrument, publishing albums or EP with noises, screamed poems justifying this as underground and alternative art. This kind of ambient is very populated and they all know each others, they spend their time talking bad of another artist and then, as they meet, they drink together pretending they’re best friends. Because it’s a community. If they get an article from a magazine it looks like they were nominated for Grammy Awards. Their facebook it’s a 24 hours chronicles of their working progress recording. Well this community it’s not that different from the enriched people’s. Another thing I hate about my city it’s the uncontrolled rudeness in the streets, in restaurants, while you’re driving in the traffic, when you’re taking the public transport and you have to pray to come back home safe due to thieves or drunken people that Rome’s public transport employee nor policeman can stop. If you have a car you have to pray for the same things as it may take you hours to reach another area due to heavy traffic. And to find a parking, of course. Rome is the capital of creative parking. If you’re driving a scooter or the most famous Vespa you need to be very reactive or get trained by Valentino Rossi to avoid the many holes on the streets, some of ’em are so big you can really seriously injure youself. Or you have to pray you’re not going to get injured by some “upperasshole” who’s driving a pickup pretending it’s a smart car or someone who drives a smart car pretending they’re driving a scooter. Everyone in Rome pretends to be something to other people’s eyes. Rome is not about appearing, I’d rather say faking. The eternal city started to die without people even notice that. This makes me suffer. Seriously. I wouldn’t like to make my son growing in a place like this. I am young, not a teenager but I’m young enough to decide where to build my future. During my continuous travelling I spotted the differences between living in the city I was born and living in another city where there’s more respect for other people (in London I can take the subway wearing high heels and a skirt and not get raped even at nightime), more consciousness about good manners, paying money for a service/transport that’s worth for and yeah, well educated people that turns their country in a well educated country. And as I consider the city I’m living in like a relationship, I like waking up with beauty by my side, but beauty, to become a “great beauty” always needs something more than itself.

Illy caffè arriva con Mitaca nell’hospitality- benefits per gli hotel lettori del blog!

Anno nuovo, brand nuovo!

Sappiamo benissimo che un caffè può determinare il nostro umore per tutto il resto della giornata e come il buongiorno si vede dal mattino, così anche il caffè, primo bisogno di ogni persona, può essere a seconda della qualità un elemento fondamentale per affrontare la giornata, fare un break durante il lavoro e addirittura farci capire se qualsiasi incontro a cui partecipiamo è formale o non. Intorno a questa bevanda infatti girano le sorti di molte decisioni, di incontri di lavoro o personali, e l’inizio della giornata sia in casa che fuori.

Sappiamo che la qualità è determinante, specialmente quando non ci troviamo in casa e cerchiamo lo sprint giusto. Se in un hotel davanti alla colazione (uno degli elementi chiave delle recensioni online che determinano la decisione finale del cliente) troviamo il classico caffè espresso “all’americana” capiamo subito di dover ricorrere al bar e magari nella recensione potremmo anche esprimere un giudizio negativo sulla qualità dei cibi/bevande della struttura. E sappiamo quanto una recensione può influire sul ranking e sulla brand reputation, vero?

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Non a caso un articolo di bookingblog.com dalle ricerche effettuate, ha sancito che:

“Tra le amenities moderne preferite, quello più agognato è la macchinetta per il caffè di buona qualità, che fa scomparire il vecchio bollitore tanto caro agli Anglosassoni e agli Americani.

In effetti, in un recente viaggio all’estero, ho avuto modo di notare come negli alberghi di alta categoria orientali, sia ormai imprescindibile una macchina da caffè di ultima generazione con capsule gratuite al seguito”

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E chi se non la Illy sinonimo di caffè Italiano d’eccellenza (perché altri brand conosciuti di italiano hanno solo il nome – in barba al made in Italy) con ottimo rapporto qualità-prezzo poteva entrare con Mitaca nel mercato dell’hospitality?

Mitaca progetta, produce e distribuisce sistemi a capsule per caffè espresso e bevande calde destinate ai piccoli uffici ed alle grandi aziende, ha stretto una collaborazione con illy caffè, leader di qualità nella produzione di caffè espresso, mirata a sviluppare il segmento dell’Office Coffee Service, hospitality e della Distribuzione Automatica in Italia e all’estero.

Nel 2008 la collaborazione tra le 2 aziende si è ulteriormente rafforzata con l’ingresso di illycaffè nel capitale sociale di Mitaca e oggi solo su Roma, grazie al Gruppo ITL hanno portato la qualità del caffè espresso Illy Mitaca con capsule di vario tipo nelle stanze di oltre 20 strutture dal luxury al B&B.

In ogni stanza infatti è stata installata una macchinetta per espresso con capsule Illy Mitaca di puro caffè Supremo arabica 100%, orzo, ginseng, decaffeinato, thè al limone e latte, come servizio per rendere il soggiorno degli ospiti più piacevole. Quante volte gli albergatori hanno letto/ascoltato lamentele per la qualità del caffè? E quanti check-out sono stati effettuati ancor prima dell’apertura della sala colazione? Oggi si può offrire un servizio ancor più di qualità ai clienti, avere uno strong point in più e magari anche una review, insomma tutto quello che ci aiuta ad aumentare l’importantissima “customer satisfaction” e con un prodotto High-end, ovvero di qualità!

Per rendere piacevole la partnership agli albergatori, si possono effettuare 30 giorni di prova con macchina gratuita (da installare come reward nelle suites) e per tutti gli hotels che vorranno fare un test di 30 giorni e manderanno una mail al mio blog, ci saranno delle opzioni gratuite in più. Per info, prenotazioni o partnership potete compilare il form oppure inviarmi una mail all’indirizzo danielamangiasciutto@gmail.com.

Thank you to all my 2013 readers & followers! Happy 2014!

Thank you to all my 2013 readers & followers! Happy 2014!

In less than one year, it all started for fun and now I have to say “thank you” to all the readers I had from all around the world! A special thank to: Grapefriend, The Wine Wanker, Feedingthesonis, Please Bring me my Wine, Reijosfood, Simone Puorto, The Art Studio by Mark Moore and many others! Have a great 2014 !!!