La grande bellezza in decadenza – The great beauty in decay

Non parlerò di vini, di marketing, di cose buone da mangiare. Ogni tanto pubblico anche “fuori tema”. E’giusto per diversificare. Negli ultimi giorni non si parla d’altro che del premio al film “La grande Bellezza” e allora, visto che si tratta del mio Paese, mi sono sorte delle considerazioni spontanee sul perché ho deciso di vivere al di fuori di esso e della città eterna.

Nella mia vita ho viaggiato molto, in realtà ho sempre cercato, in ogni posto in cui ho avuto occasione di stare per periodi lunghi, di vivere nel loro stesso modo. Ho vissuto per molto tempo in Francia, Irlanda e di recente negli USA osservando e facendo paragoni con il mio stile di vita italiano, o meglio, romano.

“Oh, sei italiana! Di dove?” mi chiedono spesso. Quando rispondo loro “Roma” i loro occhi si spalancano e li vedo sognare come possa essere vivere in Italia. L’Italia è un paese folle ma Roma è completamente diversa da qualsiasi altro luogo. Mi considero fortunata ad essere nata nella città eterna: arte, buon cibo, la moda, i migliori vini del mondo. E ’un cliché ma come tutti i cliché è sacrosanta verità. “Com’è vivere a Roma?” mi chiedono, ed io do sempre loro la stessa risposta: “E’ come stare con la persona più bella del mondo ed essere continuamente ferita e trattata male”.

Nonostante ami la mia città, questa è diventata il teatro della fiera delle vanità o se preferiamo, della banalità. Di recente ho portato degli amici stranieri in giro per Roma ed ho provato a vedere la capitale con i loro occhi. Una di loro dinnanzi ai Fori Imperiali mi ha detto: “Adesso capisco che Roma non è stata fatta con un giorno”. Sono consapevole del patrimonio artistico e storico che Roma, insieme alla Grecia abbia. E’ visibile dal fatto che dall’epoca cristiana a quella moderna tutti gli stili architettonici e artistici siano presenti. Ma ora è differente: ora sta decadendo. Le persone sono cambiate e con esse anche la città. Ho vissuto al centro per parecchio tempo e il momento migliore per andare a godere appieno la grande bellezza della mia città era quando le altre persone non erano in giro.

Guardando il film “La grande bellezza” di Sorrentino, sono giunta alla conclusione che le persone siano il motivo per cui Roma stia morendo. Ho trovato il film abbastanza presuntuoso. Non il personaggio, proprio il film. Non si possono imitare registi come Pasolini o Fellini; loro erano unici e l’unicità è appunto qualcosa che non può essere riprodotto da nessun’altro. Il film è piuttosto lento e quei 140 minuti sono come 140 minuti di una noiosa lezione dell’odiata materia alle superiori. Nonostante il film non mi abbia entusiasmata, ho trovato interessante il personaggio di Jep Gambardella, un ex scrittore campano trasferitosi a Roma 26 anni prima con l’obiettivo di diventare il “Re della mondanità”. Una volta eravamo conosciuti come il paese della “dolce vita”. Adesso il dolce è solo quella cosa che ordiniamo dopo un pasto al ristorante. I ristoranti, appunto, che lavorano soltanto se sono trendy e se è facile incontrare giocatori o personaggi famosi infischiandosene della qualità del cibo. Se si vuole fare un aperitivo, è facile incappare in locali fashion con musica lounge di sottofondo dove gli over 50 pretendono di far colpo ed essere considerati “trendy” dalle ragazze under 30 o dove portano la loro donna di servizio dell’est Europa o il trans per far colpo. La vita mondana – o quel che ne rimane- è oggi popolata da categorie di persone ben definite: i nobili rimasti del famoso “quadrilatero vacanziero cafone” (Cortina, Sardegna, Fregene, St.Moritz), politici over 50 che pretendono di vivere come se fossero ancora negli anni ’80, persone approdate a Roma da altre parti, in particolare dal sud, che devono dimostrare a parenti ed amici che ce l’hanno fatta e che hanno delle belle case, auto di lusso, che spendono soldi in abiti firmati e ristoranti ove non c’è divertimento, solo per scattare foto da mettere su facebook per suscitare invidie e stupore della gente. Come se alla gente gliene fregasse davvero qualcosa! Poi ci sono gli intellettuali, gli anticonformisti moderni, i radical chic, o peggio ancora gli artisti. Beh, se in Italia non sei ricco o non vieni da una famiglia benestante, non puoi fare della tua arte un mestiere. Devi comunque lavorare come impiegato ed esprimere le tue doti artistiche nel tuo tempo libero. Il concetto di arte “alternativa” dista anni luce dall’arte vera, quella storica. Ho visto gente su un palco infilarsi aghi nella pelle e tagliarsi con una lametta giustificandosi che quella sia arte poiché viene dal dolore. A mio parere sono persone incapaci di fare qualsiasi altra cosa e che vogliono apparire pensando che gli altri siano veramente stupidi. Ho conosciuto musicisti (definirsi tali pur non sapendo prendere in mano uno strumento) pubblicare album o EP con rumori, poesie gridate o presunte, giustificando le loro opere definendole alternative, indipendenti e underground. Questo tipo di ambiente è molto popolato e all’interno del branco si conoscono un po’ tutti. Tutti parlano male di tutti, di quanto quell’artista non abbia fatto una mostra o un album decente, che loro sono i più bravi, e poi quando si incontrano sembrano essere i migliori amici di sempre. Perché è una comunità. Se qualcuno di essi riceve una recensione all’album su una rivista di nicchia, sembra che abbiano ricevuto una nomination ai Grammy Awards. Il loro facebook è un diario H24 del loro album in fase di registrazione. Questa categoria o tipologia non è tanto differente dagli arricchiti. Un’altra cosa che odio della mia città è la maleducazione incontrollata e indiscriminata: famiglie che portano in luoghi pubblici bambini indemoniati disturbando la quiete nel ristorante in cui stai mangiando, la maleducazione nelle strade, mentre guidi, mentre prendi i mezzi pubblici pregando di rientrare a casa sana e salva schivando ladri, tossici e ubriachi ai quali i vigilanti del trasporto pubblico ma anche le forze dell’ordine non possono fare nulla. Nemmeno allontanarli. Se ti sposti in macchina devi preventivare due ore per raggiungere un’altra zona. E per il parcheggio, naturalmente. Roma è la capitale del parcheggio creativo. Se guidi uno scooter devi essere molto reattivo oppure essere stato preparato da Valentino Rossi per evitare di non cadere nei crateri lunari dell’asfalto o per non essere investito da stronzi col suv che pensano di guidare come avessero una smart, o da quelli che guidano una smart come se fosse uno scooter. Tutti a Roma pretendono di essere qualcuno, o meglio, fingono di essere qualcuno agli occhi degli altri. Roma non è apparenza, direi piuttosto finzione. E io di cose finte non ne voglio nella mia vita. La città eterna è morta senza che le persone se ne siano accorte. Questo mi fa stare male. Davvero. Chi ha un minimo di cervello se ne va dove la vita può essere davvero una vita. Non vorrei mai crescere un figlio in una città come questa e con gente come questa. Nel mio continuo viaggiare ho notato le differenze tra il vivere nella mia città e vivere in un’altra città dove c’è più rispetto reciproco e senso civico. A Londra si può prendere la metropolitana di notte con i tacchi alti ed una gonna senza essere stuprate, pagare un trasporto pubblico che sia funzionale e sicuro ma soprattutto gente educata che trasforma il luogo in cui vive, un luogo altrettanto educato e civile. E siccome considero il mio rapporto con la città dove vivo come se fosse una storia d’amore, io voglio svegliarmi tutte le mattine con la bellezza al mio fianco, ma la bellezza, per essere una “grande bellezza” ha sempre bisogno di qualcosa in più della bellezza stessa.

 

In my life I travel very often, I actually tend to stay in that place and trying to live like local do. I stayed for quite a long time in Ireland, France, USA observing and comparing lifestyles with my Italian or I should say Roman lifestyle.

“Oh, you’re Italian! Where do you come from?”- they often ask me- “Rome” I answer. In that moment their eyes start to imagine how an Italian is living. Italy it’s a crazy country, Rome it’s something apart from all the rest of the country. I consider myself lucky to be born in the eternal city, a lot of art, good food, good fashion, good wine. It’s a cliché, and as a cliché it’s just truth.

“How’s living in Rome?” I always give the same answer: “It’s like loving the most beautiful person that hurts you all the time”

Despite I love my city, lately it became a vanity fair venue, or I should say a banality fair. Recently I had friends visiting Rome and it was a pleasure for me taking them to the most beautiful places, touristic and not. I tried to watch my city through their eyes, I am conscious of the cultural and artistic wealth. With Greece we have the most historical sites in the whole world. “After this I can say that Rome wasn’t built in a day” somebody told me after a walk to the roman forum. It’s visible: from christian to modern styles we’ve been through all the history. But now it’s different: now it’s decaying. People changed and they changed the city itself. I used to live in the city center for quite a long time and I found out that the best moment for me to enjoy the great beauty was when people was not around. People. 

Watching “The great beauty” of Paolo Sorrentino, I came at the conclusion that people is the reason of this decay. In my opinion I found the movie pretentious. Not the characters, but the directing itself. It’s not fair to emulate movie directors like Fellini and Pasolini because they were unique and unicity it’s something that can’t be found in anything else. The movie it’s rather slow and that 140 minutes are like a boring lesson of the subject you hate when you’re at high school. Despite this, the movie is about a man, Jep Gambardella, an ex writer from Campania who moved to Rome 26 years ago with the objective of becoming the “king of high life”. Once we were well known for the “Dolce vita”. Now the “dolce” (sweet) it’s just the dessert at meal’s end. Restaurants now they only work if it’s a trendy restaurant where food quality it’s not considered at all. Because it’s trendy and it’s where football players and famous people go. If you want to have an aperitivo you must go into a fashion bar where you can find lounge music and people around 50 years old pretending to be trendy and appeal to younger girls. Rome’s high life is populated by various types of people: politicians over 50 pretending to keep living like they’re still in the 80’s, people coming from other cities -most of them from southern Italy- that need to show to their relatives they live in a luxury house driving luxury cars, spending money in high price clothings and restaurants where there’s no fun at all just to make pictures to post on facebook not realizing that other people doesn’t give a damn about the things you own. There’s another category who populates Roma’s nightlife: artists, or the ones they think they are. Art is not a job in Italy, unless you’re not rich or coming from a wealthy family, otherwise you need to have a daytime job and keep painting, playing during yous spare time. I saw people hurting themselves on a stage with needles and blades defining this is a form of art and art comes from pain. In my opinion it’s just uncapable people looking for attention by doing something extreme justifying this is art. I knew musicians uncapable of playing any instrument, publishing albums or EP with noises, screamed poems justifying this as underground and alternative art. This kind of ambient is very populated and they all know each others, they spend their time talking bad of another artist and then, as they meet, they drink together pretending they’re best friends. Because it’s a community. If they get an article from a magazine it looks like they were nominated for Grammy Awards. Their facebook it’s a 24 hours chronicles of their working progress recording. Well this community it’s not that different from the enriched people’s. Another thing I hate about my city it’s the uncontrolled rudeness in the streets, in restaurants, while you’re driving in the traffic, when you’re taking the public transport and you have to pray to come back home safe due to thieves or drunken people that Rome’s public transport employee nor policeman can stop. If you have a car you have to pray for the same things as it may take you hours to reach another area due to heavy traffic. And to find a parking, of course. Rome is the capital of creative parking. If you’re driving a scooter or the most famous Vespa you need to be very reactive or get trained by Valentino Rossi to avoid the many holes on the streets, some of ’em are so big you can really seriously injure youself. Or you have to pray you’re not going to get injured by some “upperasshole” who’s driving a pickup pretending it’s a smart car or someone who drives a smart car pretending they’re driving a scooter. Everyone in Rome pretends to be something to other people’s eyes. Rome is not about appearing, I’d rather say faking. The eternal city started to die without people even notice that. This makes me suffer. Seriously. I wouldn’t like to make my son growing in a place like this. I am young, not a teenager but I’m young enough to decide where to build my future. During my continuous travelling I spotted the differences between living in the city I was born and living in another city where there’s more respect for other people (in London I can take the subway wearing high heels and a skirt and not get raped even at nightime), more consciousness about good manners, paying money for a service/transport that’s worth for and yeah, well educated people that turns their country in a well educated country. And as I consider the city I’m living in like a relationship, I like waking up with beauty by my side, but beauty, to become a “great beauty” always needs something more than itself.

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