“Ma ti manca Roma?”

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Lo diceva Paolo Fox lo scorso anno nonostante io non creda agli oroscopi “il Sagittario avrà cambi radicali, alcuni penseranno di vivere nuove situazioni e progetti o addirittura spostarsi all’estero”. Amen.

Ho latitato ultimamente e non ho avuto occasione né il tempo di aggiornare il blog con nuove chicche sul wine marketing e sul web. La ragione è semplice: non sono piu’ in Italia dagli inizi di Aprile. Ho firmato come molti di voi sapranno, come Italian customer representative per un colosso dei domini web e dell’hosting a Belfast. Era un ruolo che viste le mie esperienze precedenti ho voluto prendere in considerazione per approfondire aspetti ancora sconosciuti relativi al web e ovviamente, tornare a fare consulenza alle piccole aziende per promuovere la loro attività. Ovviamente con un’azienda come questa dove l’awareness è elevato e i clienti preferiscono affidarsi a servizi erogati da colossi d’oltreoceano piuttosto che a provider nostrani, c’è da fare.

Ho iniziato innanzitutto facendo le valige e prendendo un volo per la verde Irlanda non sapendo cosa mi aspettasse e cercando di non farmi condizionare dai pregiudizi e dagli stereotipi sulla città teatro di troppi episodi di violenza. Dopo la prima settimana trascorsa a cercare casa, frequentare il training di formazione con dei trainer disponibilissimi e competenti inviati direttamente dall’Arizona, ho iniziato a vivere qui e devo dire che nonostante le difficoltà iniziali (condizioni meteo a parte) Belfast è più vivibile di Roma. La città è piccola, un pò come – per chi ben conosce la Capitale –  Garbatella e Testaccio. Con la differenza che non ci sono posti come “Nuovo Mondo” per la pizza buona e i supplì, il Trapizzino o Eataly se devi fare la spesa a prezzi quintuplicati alle dieci di sera. Non c’è nemmeno la gelateria di Viale Aventino né “Papageno” per l’aperitivo o “Dolce notte” se ti arriva la fame da bisonte alle 4 del mattino e vuoi mangiare cornetti caldi accompagnati da cappuccino. Non c’è nulla di tutto questo. Ma i lati positivi? Direte voi; e io sono qui ad elencarveli. Non c’è il Lungotevere con i semafori mensili intasato di automobilisti che festeggiano se riescono a mettere la terza, qui c’è il Lagan che è il fiume che attraversa la città ed è ciclabilissimo, con panchine sulle sponde e niente scritte con le bombolette sui muri; non c’è la metropolitana che si allaga quando piove in quanto qui piove sempre e non avendo la metropolitana il problema non si pone. Si va a lavorare in bici con 10 minuti, si lega la bici al palo e (udite udite) la si ritrova! Si può camminare sola a notte fonda indossando la gonna senza correre pericoli, i parchi e le aiuole sono ben tenuti come solo gli anglosassoni sanno fare e nonostante non ci siano ristoranti particolari che non facciano sentire la mancanza di casa, c’è il Tesco che a prezzi quasi umani (ma sempre più umani di Eataly) vende prodotti di prima necessità per cucinare lo spaghetto-cliché senza troppi sforzi. Il lavoro l’ho avuto mandando un CV e non attraverso persone che facessero da “sponsor” con amici imprenditori o personaggi più o meno mediocri. Ho un contratto di lavoro e la busta paga (questa sconosciuta) arriva puntuale a fine settimana così come l’accredito e, dopo anni passati dietro a fatture insolute di 18 mesi di clienti che non pagavano i vini o di consulenze mai saldate, questo (nonostante le cifre siano minime) è già fantascienza. L’ambiente di lavoro è molto friendly e ci sono persone di varie nazionalità con cui interagire e andare volentieri a bere una birra il venerdì appena finito di lavorare (in Italia non ci si sopporta in ufficio figuriamoci fuori) e il dresscode è per lo più easy e informal. Mettere una t-shirt dei Metallica con il jeans e le sneakers è consentito e talvolta si organizzano dei giorni con abbigliamento a tema (fatelo in ufficio in Italia e poi fatemi sapere come l’ha presa il capo) perché tra i requisiti era espressamente scritto “rendere divertente l’ambiente di lavoro e avere un forte senso dello humor”. I colleghi sono per la maggior parte più giovani – perché in Italia se lavori nel web non hai un lavoro mentre all’estero lo fanno già a 18 anni e ci vivono benisimo – ma nonostante i dieci anni di differenza ci si diverte a trascorrere le serate insieme bevendo birra, giocando dopo almeno 12 anni con le console nintendo o playstation e guardando “Game of Thrones” perché il destino di un geek a cui non piace GOT è come come quello di colui che dichiara di non amare i Beatles: il linciaggio. Il lavoro è molto interessante e aver fatto uno step in più rispetto a prima dove mi limitavo solamente ad analizzare e trovare le giuste soluzioni, qui è più approfondito e ci si addentra in cose più tecniche. Un altro punto a favore: è bello lavorare in un settore che mi piace, dove ogni giorno imparo qualcosa e dove, l’essere bionda, alta e con gli occhi chiari non costituisce diritto alcuno per mettere le mie capacità lavorative in secondo piano né usarlo come ricatto per tenermi un lavoro. Passiamo alla domanda più comune “Ma ti manca Roma?”  e qui rispondo: mi mancano i miei familiari, gli amici e il mio cane che è la cosa per me essenziale…Roma, per me che ci sono nata, mi mancava già da anni senza bisogno di andare fuori.

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