Keep calm and it’s BrEXit time

Cara UK, oggi mi sento come se mi avessi detto “però restiamo amici”. Posso capire che vuoi mantenere la tua identità che rispetto e apprezzo. Innanzitutto grazie per averci dato Morrissey, David Bowie, Sean Connery e Tom Hardy, ad ogni modo dopo due anni di duro lavoro e tasse (e non rubo il lavoro perché nessuno parla italiano) ho il diritto di dire la mia sulla nostra relazione. Hai acconsentito ad entrare in Europa ma alle tue condizioni: hai fatto le storie per tenere la tua moneta, hai voluto continuare a guidare dal lato sbagliato, ti rifiuti di usare i kilometri invece delle miglia e i kg invece dei pound. Usate ancora la moquette pure nei bagni e avete il lavandino con due rubinetti separati: uno da cui esce acqua fredda e uno da cui esce acqua calda, e questo mi avrebbe dovuto dare un segnale sulla bipolarità degli uomini e della gente, ma ti ho amato per quello che sei. Per me questa relazione era già in programma di finire dopo aver deciso di non restare troppo tempo in un paese dove piove sempre, ho bisogno di sole, cibo decente e vino decente ma questa è solo una mia opinione. La nostra relazione potrebbe definitivamente finire, dopotutto non voglio una relazione a lungo termine e abbiamo deciso di prendere due strade diverse. Ps: non sono su Tinder quindi non c’è bisogno che trascini a sinistra facendo finta di non avermi vista. Cordiali saluti.

(ENG) Dear UK,
Today I feel like I have been friendzoned by you, I can understand that you want to keep your identity which I do respect and I really appreciate. First of all thank you for giving us Morrissey, David Bowie, Sean Connery and Tom Hardy, however after 2 years of hard work and paying taxes (and I am not stealing anyone’s job as no one would speak Italian) I feel I do have the right to give my opinion about our relationship. You agreed to be part of EU but on your own rules, you started to whine because you wanted to keep your currency, you still wanted to keep driving cars on the wrong side, you refused to use kilometers instead of miles, pounds instead of kilos, you still keep using filthy carpet floors even in toilets, in 2016 you are still using sinks with two single taps: one for cold and one for hot water, and only this should have made me figure out why men here and people are so bipolar. But still we did love you the way you are. For me this relationship was starting to collapse after my decision of not spending too much time in a such bad weather, I need sun and proper food and proper wine but this is just my opinion. It’s hard but our relationship has to come to an end, after all I am not looking for a relationship and we have choosen to go on different paths. Ps: I’m not on Tinder so you don’t need to swipe left pretending you didn’t see me.
Kind regards.

 

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“Ma ti manca Roma?”

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Lo diceva Paolo Fox lo scorso anno nonostante io non creda agli oroscopi “il Sagittario avrà cambi radicali, alcuni penseranno di vivere nuove situazioni e progetti o addirittura spostarsi all’estero”. Amen.

Ho latitato ultimamente e non ho avuto occasione né il tempo di aggiornare il blog con nuove chicche sul wine marketing e sul web. La ragione è semplice: non sono piu’ in Italia dagli inizi di Aprile. Ho firmato come molti di voi sapranno, come Italian customer representative per un colosso dei domini web e dell’hosting a Belfast. Era un ruolo che viste le mie esperienze precedenti ho voluto prendere in considerazione per approfondire aspetti ancora sconosciuti relativi al web e ovviamente, tornare a fare consulenza alle piccole aziende per promuovere la loro attività. Ovviamente con un’azienda come questa dove l’awareness è elevato e i clienti preferiscono affidarsi a servizi erogati da colossi d’oltreoceano piuttosto che a provider nostrani, c’è da fare.

Ho iniziato innanzitutto facendo le valige e prendendo un volo per la verde Irlanda non sapendo cosa mi aspettasse e cercando di non farmi condizionare dai pregiudizi e dagli stereotipi sulla città teatro di troppi episodi di violenza. Dopo la prima settimana trascorsa a cercare casa, frequentare il training di formazione con dei trainer disponibilissimi e competenti inviati direttamente dall’Arizona, ho iniziato a vivere qui e devo dire che nonostante le difficoltà iniziali (condizioni meteo a parte) Belfast è più vivibile di Roma. La città è piccola, un pò come – per chi ben conosce la Capitale –  Garbatella e Testaccio. Con la differenza che non ci sono posti come “Nuovo Mondo” per la pizza buona e i supplì, il Trapizzino o Eataly se devi fare la spesa a prezzi quintuplicati alle dieci di sera. Non c’è nemmeno la gelateria di Viale Aventino né “Papageno” per l’aperitivo o “Dolce notte” se ti arriva la fame da bisonte alle 4 del mattino e vuoi mangiare cornetti caldi accompagnati da cappuccino. Non c’è nulla di tutto questo. Ma i lati positivi? Direte voi; e io sono qui ad elencarveli. Non c’è il Lungotevere con i semafori mensili intasato di automobilisti che festeggiano se riescono a mettere la terza, qui c’è il Lagan che è il fiume che attraversa la città ed è ciclabilissimo, con panchine sulle sponde e niente scritte con le bombolette sui muri; non c’è la metropolitana che si allaga quando piove in quanto qui piove sempre e non avendo la metropolitana il problema non si pone. Si va a lavorare in bici con 10 minuti, si lega la bici al palo e (udite udite) la si ritrova! Si può camminare sola a notte fonda indossando la gonna senza correre pericoli, i parchi e le aiuole sono ben tenuti come solo gli anglosassoni sanno fare e nonostante non ci siano ristoranti particolari che non facciano sentire la mancanza di casa, c’è il Tesco che a prezzi quasi umani (ma sempre più umani di Eataly) vende prodotti di prima necessità per cucinare lo spaghetto-cliché senza troppi sforzi. Il lavoro l’ho avuto mandando un CV e non attraverso persone che facessero da “sponsor” con amici imprenditori o personaggi più o meno mediocri. Ho un contratto di lavoro e la busta paga (questa sconosciuta) arriva puntuale a fine settimana così come l’accredito e, dopo anni passati dietro a fatture insolute di 18 mesi di clienti che non pagavano i vini o di consulenze mai saldate, questo (nonostante le cifre siano minime) è già fantascienza. L’ambiente di lavoro è molto friendly e ci sono persone di varie nazionalità con cui interagire e andare volentieri a bere una birra il venerdì appena finito di lavorare (in Italia non ci si sopporta in ufficio figuriamoci fuori) e il dresscode è per lo più easy e informal. Mettere una t-shirt dei Metallica con il jeans e le sneakers è consentito e talvolta si organizzano dei giorni con abbigliamento a tema (fatelo in ufficio in Italia e poi fatemi sapere come l’ha presa il capo) perché tra i requisiti era espressamente scritto “rendere divertente l’ambiente di lavoro e avere un forte senso dello humor”. I colleghi sono per la maggior parte più giovani – perché in Italia se lavori nel web non hai un lavoro mentre all’estero lo fanno già a 18 anni e ci vivono benisimo – ma nonostante i dieci anni di differenza ci si diverte a trascorrere le serate insieme bevendo birra, giocando dopo almeno 12 anni con le console nintendo o playstation e guardando “Game of Thrones” perché il destino di un geek a cui non piace GOT è come come quello di colui che dichiara di non amare i Beatles: il linciaggio. Il lavoro è molto interessante e aver fatto uno step in più rispetto a prima dove mi limitavo solamente ad analizzare e trovare le giuste soluzioni, qui è più approfondito e ci si addentra in cose più tecniche. Un altro punto a favore: è bello lavorare in un settore che mi piace, dove ogni giorno imparo qualcosa e dove, l’essere bionda, alta e con gli occhi chiari non costituisce diritto alcuno per mettere le mie capacità lavorative in secondo piano né usarlo come ricatto per tenermi un lavoro. Passiamo alla domanda più comune “Ma ti manca Roma?”  e qui rispondo: mi mancano i miei familiari, gli amici e il mio cane che è la cosa per me essenziale…Roma, per me che ci sono nata, mi mancava già da anni senza bisogno di andare fuori.

AirPnp – bisogno che hai, hospitality che trovi! – AirPnp hospitality for your needs!

Non volevo crederci, eppure è vero.

Questa l’intuizione di Travis Laurendine, CEO di quest’applicazione nonché genio informatico, filmaker, restaurant manager, organizzatore di concerti e molte altre cose tanto da poter vantare una menzione sul sito della Casa Bianca. http://www.whitehouse.gov/champions/civic-hacking-and-open-government/travis-laurendine

Originario di New Orleans, il nerd capellone ha potuto constatare che nella famosa città del blues, durante il famosissimo carnevale, il 90% degli arresti è per il reato di espletare i propri bisogni fisiologici in strada. A causa dei  bar stracolmi e forse anche del pessimo stato dei bagni pubblici e del grande afflusso di persone, Travis ha ideato questa utilissima app per i bisogni degli utenti. Sì, proprio i bisogni.

AirPnp permette a chi si connette di trovare nelle vicinanze bagni di privati che in cambio di denaro accolgono in casa persone con urgenze fisiologiche. Alcuni numeri anche se non sorprendenti: dal 17 febbraio la pagina FB ha 725 followers,  twitter 357 il sito ha circa 150 visitatori al giorno. L’app funziona con la geolocalizzazione, si osserva la distanza, si clicca sulla più vicina, si guardano le foto e si leggono anche le recensioni come in TripAdvisor. Avete capito benissimo, false o vere che possano essere, ci sono anche quelle, oltre alle foto del bagno in questione (leggetele perché sono fantastiche!). Si trovano bagni per qualsiasi segmento, come il bagno gratuito di Jason Williams in New Orleans:

Immagine Jason è in corsa per il consiglio comunale quindi potrebbe farvi utilizzare il suo bagno in cambio di un voto, e il suo sembra essere a seconda delle foto una toilette di tutto rispetto. Troviamo anche il “paradiso di porcellana”a Jackson

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e ancora un altro offre qualsiasi tipo di servizio: dagli spray per ambienti con differenti profumazioni  al tipo di carta igienica, wifi gratuito, e ospiti illustri ma, udite udite, si deve prenotare!

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A questo punto anche per voi, cari imprenditori della fisiologia, vale la regola delle foto al luogo del trono porcellanato che attirino gli utenti, booking engine user friendly, dare servizi in linea con il prezzo e la location e aumentare la popularity con recensioni e condivisioni.

(ENG) I couldn’t believe my eyes but it’s terribly true!

Travis Laurendine is the CEO of this useful app, filmaker, restaurant manager, concerts organizer , a well recognised  by the White House informatic geek, and many other things. His hometown is new Orleans and during carnival 90% of arrests are due to toileting on the streets. Public restrooms in bars are often too crowded and not so clean. Travis decided to build an app for those who are in need. The real need.

Airpnp allows to users to find the nearest private toilet to expletate their fisiological needs. Numbers are not so high but on Facebook it has 725 followers, 57 on Twitter and the website counts 150 visitors per day. It works with geolocalization, you can check for the distance, you tap on the one that’s in the nearby, you can check the picures and the review as if you were on TripAdvisor. Real or fake ones, you also have reviews (if you want to read them, they’re hilarious!). There are restrooms for every customer segment, like Jason Williams toilet in New Orleans for free

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(he’s running for City Councilor so he might ask for your vote in return) it looks a tidy and relaxing loo. Another one in Jackson is described as a “porcelain paradise”

porcellana

and another one offers many services like a wide range of air spray scents, at your choice, high quality toilet paper and free wifi but…you have to book it!geek

According to these facts, dear phisiology entrepreneurs, you might need to follow some marketing rules like high quality pictures of your porcelain throne’s place in order to catch the users, a user friendly booking engine, a rate that’s worth for services or location, and also to increase popularity with reviews and sharings! 

Caramelle non ne voglio più! – No more candies!

fotoCito la più grande cantante italiana di sempre e come sapete difficilmente uso il mio blog per parlare di cose personali, ma ogni tanto un lusso e uno sfogo concedetemelo.  E poi il blog è anche il mio, quindi mi prendo la libertà di trattare cose che non siano marketing, web, food & wine.  Oggi concedetemi uno sfogo. Prometto che non ce ne saranno molti altri. Perché può capitare che ci si ferma a riflettere e a tirare le somme delle cose, specialmente quando si è saturi nonostante le soddisfazioni. Semplicemente capita.

Capita che le storie d’amore finiscano, finiscono i rapporti e non ci si parla più nonostante il tempo trascorso insieme. Succede quando nonostante ci sia l’amore manca il rispetto. E così magari ci si prende una pausa di riflessione e si prova a cercare altrove sé stessi, e forse anche un amore differente che, benché ci faccia stare bene o meglio, non sarà mai come il primo vero amore. Capita soprattutto quando si ama il proprio lavoro e indietro riceviamo soltanto “parole, parole, parole”.  I primi commenti a questa breve separazione sono stati di un addetto ai lavori: “Il mondo del vino perde un personaggio” e mi dispiace dirlo nonostante lo abbia preso come un complimento ma i personaggi hanno sempre un ruolo che, piccolo o grande deve essere rispettato. E io, da piccolo personaggio pur non avendo dato tanto, come dice Corrado Guzzanti “quel poco che ho dato lo rivorrei indietro”.

Quando mi sono innamorata del wine business avevo diciannove anni.  Fui convocata negli uffici di Roma del “Castello del Terriccio” dove incontrai l’emblematico Cavalier Rossi di Medelana  il quale mi investì del ruolo di giovane cavaliera dei suoi vini. Onorata di tale investitura da un’azienda di così grande prestigio, iniziai quindi ad entrare nel mondo dei grappoli e bicchieri. Con lui e lo staff del Terriccio ho vissuto episodi che il Cavaliere ancora ama narrare, uno in particolare ad una cena al ristorane “Tour d’Argent” di Parigi, dove il Cavaliere notò che l’allora governatore della  BCE mi osservava con insistenza. Ancora potrei raccontare di altri aneddoti di quel periodo e di quel mondo che non pensavo potesse essere così affascinante. La sempre dolcissima Erika mi insegnò ad avvinare un bicchiere e  imparai molte cose da Carlo Paoli, il quale oltre ad avermi fatto da mentore, ancora oggi ha la mia stima e il mio affetto. Successivamente sono state molte le aziende con le quali ho collaborato. La mia passione è stata da subito raccontare i vini come fossero persone:  la loro storia dalle origini, i riconoscimenti e le premiazioni, il loro ambiente, e anche la loro diversità negli anni perché come le persone i vini cambiano a seconda degli anni. Non bastano 5 giorni di Vinitaly per incontrare tutti e passare il tempo che vorrei o dovrei, con chi veramente ha contribuito a farmi amare questo mondo. Ho incontrato persone con le quali tuttora ho piacere a sedermi ad un tavolo e discutere di come vanno i loro vini, i loro prodotti, cosa migliorerebbero e quali sono i loro prossimi obiettivi. Alcuni di loro sono persone sincere con le quali almeno una volta l’anno c’è questo momento di scambio davanti ad un pasto e sorseggiando un bicchiere e altri hanno decisamente adattato la loro personalità a seconda del livello del loro brand. Ho avuto il piacere di essere convocata da aziende di grandissimo prestigio, illustri produttori dall’umore cangiante e che avrebbero dovuto farsi psicanalizzare seriamente, con l’urgenza di una consulenza.

Già: le consulenze che dovrebbero essere pagate o quantomeno riconosciute.  Il mio lavoro è di comunicare adeguatamente sia nella forma che nei canali, i valori di un’azienda, vinicola o hospitality, al fine di aumentarne il fatturato. Non sono né una venditrice né un sommelier, faccio marketing e questo amo fare.  Purtroppo la mia determinazione e il mio impegno devono scontrarsi troppo spesso con una serie di problemi non sempre dipendenti dalla mia volontà. Il tempo è denaro e i soldi non dormono mai. Io non posso permettermi che non mi si venga pagata una consulenza dopo il primo meeting, così come voi non potete permettervi che il buyer o il ristoratore non vi paghino.  Se devo fare un’analisi per far sì che i vostri hotel o agriturismi aumentino le vendite, io devo essere pagata. Se volete che davanti ai buyer d’oltreoceano non vada vostro figlio a presentare i vini con un inglese studiato forse insieme al Lorenzo di Corrado Guzzanti, io posso aiutarvi certamente, ma devo essere pagata, le spese del viaggio non bastano.  Sono all’incirca 4 le analisi che ho fatto e che non ho consegnato negli ultimi 8 mesi perché le aziende o gli imprenditori non possono investire (o non vogliono). Sono molti di più gli imprenditori che ti convocano per poi accorgersi, una volta trovatisi di fronte ad una donna, che sono più interessati a “ben altre cose” che non ad una consulenza.  Almeno un paio sono ex datori di lavoro.  Per non parlare poi di aziende che ti convocano più volte per poi dirti che devono riorganizzare il personale e fino a gennaio (di quale anno?) non se ne fa nulla – allora perché mi convocate con tanto di accompagnatore?- o che si dimostrano disponibili a collaborare ma non fissano mai un meeting per discuterne. Se facessi nomi e cognomi creerei scompiglio nelle aziende e nelle famiglie, e francamente non ho mai sottovalutato il potere del karma. Paradossalmente a pagarmi sono sempre state le aziende vinicole o hospitality di piccole o medie dimensioni  che, nonostante non abbiano avuto grandi capitali da investire hanno rispettato il mio lavoro e il mio tempo pagandomi  soddisfatti quanto mi spettasse. I grandi NO. I grandi fanno i grandi ma sono piccoli. Il blasone non fa di voi dei signori. Non ho più voglia di starvi dietro, di sentirvi parlare senza vedere i fatti, di starvi a telefonare per prendere appuntamento e discutere le analisi o pianificare una strategia e non avere risposte. Se non volete cambiare per migliorare, andate avanti così e non lamentatevi. Ma fatelo con educazione. Siate sempre gentili  con le persone che incontrate durante la vostra ascesa, le ritroverete sicuramente durante la vostra discesa.  Ora dopo 14 anni di “bla bla bla” meetings, fiere, premiazioni, tastings e gente che sempre si approfitta della disponibilità altrui, credo sia arrivato il momento di prendermi una bella pausa di riflessione da questo amore masochista. Perché l’amore è bello e ti fa stare bene, ma essere masochisti  NO.  Anche se ci saranno altri amori che per quanto belli non reggeranno il paragone. Poi magari ci si rivedrà e si tornerà a volerci bene. Io nel frattempo prendo un break e vado a “flirtare” con il settore IT in un’altra città e in un altro Paese.

(Ringrazio Corrado Guzzanti per la gentile concessione)

(ENG) No more candies

The most famous Italian singer used to sing these words : “I don’t want candies anymore” and as you may know, I hardly talk about personal things, but sometimes I also need to do that. Plus this blog is mine so please forgive me for being argumentative today. Because it happens. It happens that you fall in love and after a long term relationship there’s no more respect so you decide to simply take a break and find somewhere else what you didn’t get before. It happens especially when you’re in love with your job and you just have in return “candies” instead of the right rewards. First comment to this decision it’s been made from a wine professional:  “Wine business will miss your presence”, I take it as a compliment but as a famous Italian comedy showman Corrado Guzzanti said “I didn’t gave so much but, even that, I would like to have it back”

I fell in love with wine biz in 2000 when Rossi di Medelana called me giving me the honour to promote his wines.  I went straight into the world of glasses and grapes and fell in love with it.

With Castello del Terriccio I’ve lived so many experiences and episodes, some of them are still in Rossi di Medelana’s memories  like the time we went having dinner at “Tour d’Argent” and the former BCE president didn’t stop staring at me. I could tell so many other  funny stories. The sweet Erika taught me how  to prepare a glass for a wine tasting and so I learnt many things from Carlo Paoli, who still has all my respect and gratitude and also saved my life once. After Terriccio I cooperated with many other wine comanies, my passion it’s always been telling wines history as they were people: from their birth to their awards, their growth and changings according their age. I met so many people that during Vinitaly I would like to have more time to meet them and talking about their wines and their goals. I met very good people during these years and they have always been so kind to me. Some others didn’t. Some other’s people  personality changed according to their brand reputation, some others IMHO needs to go to a therapist to solve problems with their behaving and with people.

I am not a sommelier nor a salesman, I am a marketing consultant and whenever they are in need, they call me. The first meeting it’s free and I politely never refuse to meet them and listening what their problem is. My problem is that my love and commitment it’s hardly paid, despite I really love my job. More than I could love a person. But they never pay. I always give my time to those people, but my time has a price, and I can’t afford wasting my time and don’t get paid. The same way you can’t afford giving wines to buyers or clients and not getting paid. If you ask me for a marketing report, you need to pay me. If you want to increase your hotel sales and you need a consultation, you need to pay me. If you want me to go representing your wines abroad because your son can barely say in English “The glass is on the table” you need to pay me. Not just travel expenses. I did something like 4 reports in the last 8 months I didn’t discuss because Italian entrepreneurs don’t want to invest on MKT. There are also people calling in need of a consultation and after the first meeting they would like to discuss “something else” instead of discussing a marketing plan (2 of them are former employers). I can’t tell their  names but believe me, the list is pretty long and also includes big names and brands.  If your brand is high-end doesn’t mean you’re a high-level person. I can’t waste my time waiting for a response like: “I can’t take decisions until January” and on March I think that maybe he didn’t mentioned the right year. I can’t waste my time anymore. If you don’t want to change for an improvement, just keep your things as they are but please, don’t complain and don’t make people wasting their time. But please, be kind with the people you meet on your way up because you might meet them again on your way back down. After 14 years of meetings, tastings, exhibitions, it’s time for me to take a break from this such masochist love.  Because love is great and makes you feel good, but I’m not a masochist. There will be other love stories and they’ll be completely different from the previous big one, so I decided to move to another country and go “flirting” with an  IT company. As Sixto Rodriguez said “But thanks for your time, then you can thank me for mine”

Meteore compiante: il caso Flappy Bird

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Lo si era visto non proprio di buon occhio, insomma diciamolo, sembrava una becera e troppo presuntuosa imitazione degli “angry birds”, e quel design 8 bit che tanto ricordava i primi videogiochi anni ’80 da console come l’Atari che noi over 30 abbiamo amato fino a tenerlo anche quando non funzionava più (io avevo il modello 2600), ci aveva incuriositi. Lo abbiamo scaricato forse in preda ad un attacco nostalgico e per assecondare quel piccolo vezzo hipster e anche se scettici, ci siamo fatti affascinare fino a diventarne dipendenti.

Flappy Bird viene ritirato dall’appstore dopo nemmeno un mese di vita. Il suo sviluppatore  Dong Nguyen dice di non aver retto il colpo della popolarità troppo improvvisa e massiva, di aver iniziato ad avere nel giro di pochissimi giorni troppe richieste di interviste, contatti, media, tanto da volersi ritirare a vita privata insieme alla sua creazione. Non resta difficile credere che dieci giorni dopo la messa online il giochino sia balzato al n.1 nell’app store perché tutto era perfetto: la grafica rétro, il richiamo a Super Mario, la facilità di utilizzo, la pubblicità presente ma che non disturbava il gioco (ecco quindi spiegati i 50K in ad revenue al giorno!) i comandi semplici e tutte quelle cose che hanno contribuito a renderci per 20 giorni dipendenti da questo gioco. Dong Nguyen ha preannunciato in 22 ore il ritiro dell’app. Promessa mantenuta e il giorno dopo Flappy Bird era sparito. Non sappiamo se il suo ritiro sia veramente definitivo oppure se lo abbia fatto per una strategia di marketing mirata a misurare il sentiment per poi ritornare e aumentare i profitti. Purtroppo non lo sappiamo. Sappiamo però che nonostante il successo, se l’uccellino a 8 bit non dovesse ritornare, presto non ne parlerà più nessuno e come tutte le meteore verrà messo nel dimenticatoio e sostituito da altre app simili come Flappy Doge o Bee Leader che già hanno incrementato i download nelle ultime 18 ore. Stessa grafica l’uno e stesso concept l’altro. Come tutte le storie d’amore finite possiamo anche in questo caso dire:  “morto un papa…”

Cene sociali – Piccoli consigli per l’ uso dei social nella ristorazione

Quanti di voi hanno tra i loro contatti persone o attività che continuamente pubblicano foto di cibi facendo venire l’acquolina in bocca?

Scommetto la maggioranza. Specialmente negli ultimi tempi, da quando abbiamo iniziato ad essere vittime bombardate da programmi enogastronomici. Grazie a questi abbiamo imparato cosa sia veramente la consapevolezza dei cibi e un pò chiunque si sente “chef” mettendosi ai fornelli cercando di ricreare il piatto visto in tv. Ovviamente poi li fotografano e li pubblicano su facebook o gli altri social. Quando lo fanno i nostri contatti a volte mettiamo un “like” e commentiamo. Ma quando lo fa un ristorante? Non sempre questi post possono sortire l’effetto desiderato e spesso cliccare su “unfollow” oppure non voler più ricevere le notizie, fa perdere un follower ad una pagina che sperava di catturare l’utente. Perché? Perché dopo aver analizzato i dati del 2012 il leitmotiv del 2014 è VISUAL! Gli algoritmi sono cambiati e il ranking sui motori di ricerca (Google in primis) viene determinato anche in base ai contenuti visual. Come direbbe Guzzanti “Sapevatelo!”

Un immagine se ben pensata e curata, può comunicare in maniera efficace sia il Brand che il prodotto. Più di mille parole.

Questi sono i dati del ROI Research 2012, se avete tempo date un’occhiata qui.

A mio avviso, visto che l’immagine deve dare emozione e l’emozione vende, ecco alcuni piccoli consigli per le attività che operano nel settore food & beverage.

1) BE SOCIAL

Pienamente d’accordo che il “social” deve essere social e quindi non limitatevi ad avere una pagina Facebook o Twitter e postare contenuti senza interagire con l’utente, cercate di essere più “UMANI”. Rispondete ai commenti, qualora abbiate una figura dedicata a questa mansione, oppure qualora non la aveste, aggiornate un post con poche ma esaustive informazioni che rispondano alle domande che potrebbero scaturire da una foto.

2) CURARE I CONTENUTI

Se siete un’attività, evitate di postare contenuti politici o di calcio (a meno che non siate un ristorante in cui le prenotazioni aumentano in vista di una finale o un evento importante oppure non vi chiamiate “Bar Sport”). Per questi post ci sono i profili personali. Evitate inoltre di essere ridondanti come tutti quelli che usano fotografare il cappuccino la mattina con scritto “buongiorno” oppure un piatto di pasta con scritto “buon pranzo”…etc. E’ ridondante e infastidisce l’utente, un pò come quando ci infastidiamo leggendo i troppo frequenti  progressi dei figli di qualcuno nei nostri contatti, o le troppe foto dei gatti.

3) UTILIZZATE I SOCIAL DEDICATI AL VISUAL

L’applicazione Vine consente l’uso di 6 secondi di video durante i quali potreste far vedere cosa accade di speciale nel vostro ristorante, come sta lavorando lo chef “dietro le quinte” e far capire a chi vi osserva quali ingredienti utilizzare per offrire un tale prodotto, o anche un ospite VIP che regolarmente frequenta il vostro ristorante e si presta con piacere a salutare gli utenti in 6 secondi. Pinterest e Instagram invece, vi permettono di documentare con le immagini la preparazione “step by step” del piatto che state per servire. Come nel cinema, il backstage, incuriosisce l’utente.

4) FIDELIZZATE e PREMIATE

Se alle 18 leggeste un tweet dal bar che solitamente frequentate con scritto “Postate una foto seduti al bancone, ritwittate e insieme al drink avrete le tapas. Avete 15 minuti di tempo”,  ritwittereste?

5) PRONTI PER IL LANCIO?

State per aprire il vostro ristorante o il vostro bar e il locale è ancora sottosopra? Meglio! Potrete incuriosire gli utenti che hanno deciso di seguirvi aggiornandoli in modo simpatico sui preparativi, iniziare a far conoscere il personale e chi sta seguendo cosa, sempre con video, foto e descrizioni. La storia di ciò che state costruendo con passione e impegno ha sempre un grande appeal.

6) SIATE ANCHE OFFLINE

Una volta che la vostra figura è diventata visibile tramite foto e video, interagite con gli ospiti al di fuori dei social, perché niente è più social di un bicchiere di vino!

I cromatismi del plagio – colossi Vs locali

Michael Jackson come il Veuve Cliquot.
Cosa c’entra?
Molti ricorderanno la storia che alla fine degli anni 90 rimbalzò come una pallina da ping pong sui media. Al Bano Carrisi accusava di plagio il re del pop Michael Jackson che, secondo il cantante di Cellino San Marco, aveva copiato il brano “I cigni di Balaka”. Una storia che all’epoca aveva dell’assurdo ma che in tribunale, una volta analizzata la composizione delle due partiture che presentavano ben 37 note uguali, costò 4 miliardi di lire a MJ (che per il compianto re del pop di certo erano solo pochi spicci) ma non vennero riconosciuti ad Al Bano gli indennizzi per 5 miliardi di lire. L’opinione pubblica si divise, fu addirittura per un periodo ritirato dal mercato l’album Dangerous e di certo il cantante nostrano nonostante il presunto danno, ne guadagnò in immagine e vendite. Un billboard effect mi verrebbe da dire in un certo senso.
Nel food & beverage l’attenzione degli ultimi due giorni è catturata dal colosso Veuve Cliquot contro un’azienda campana: Ciro Picariello. L’azienda francese che produce 18 milioni di bottiglie l’anno per un fatturato di 1,6 miliardi di euro, ha di recente contattato l’Italiana Picariello dopo aver constatato che il
packaging è simile a quello del pregiato brand. In effetti mettendo a confronto i due prodotti la differenza è impercettibile.
Se non per il fatto che il brut Picariello ha la caratteristica di essere venduto e consumato in un modo particolare, ovvero capovolto, per evitare l’uso di solfiti aggiuntivi essendo il brut contadino non sboccato. Chiaramente suscita curiosità e gli enoappassionati o curiosi approfondiranno e vorranno saperne di più sulla Ciro Picariello dando loro inevitabilmente (così come involontariamente anche attraverso questo articolo) più visibilità. Un pò come Al Bano. La differenza è che la Veuve Cliquot per ora non intraprenderà azioni legali cercando di non pesare sul fatturato della piccola azienda campana e per non favorire risonanza verso un prodotto con una popularity non minimamente paragonabile. Un po’come Neverland ranch con Cellino San Marco.

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La grande bellezza in decadenza – The great beauty in decay

Non parlerò di vini, di marketing, di cose buone da mangiare. Ogni tanto pubblico anche “fuori tema”. E’giusto per diversificare. Negli ultimi giorni non si parla d’altro che del premio al film “La grande Bellezza” e allora, visto che si tratta del mio Paese, mi sono sorte delle considerazioni spontanee sul perché ho deciso di vivere al di fuori di esso e della città eterna.

Nella mia vita ho viaggiato molto, in realtà ho sempre cercato, in ogni posto in cui ho avuto occasione di stare per periodi lunghi, di vivere nel loro stesso modo. Ho vissuto per molto tempo in Francia, Irlanda e di recente negli USA osservando e facendo paragoni con il mio stile di vita italiano, o meglio, romano.

“Oh, sei italiana! Di dove?” mi chiedono spesso. Quando rispondo loro “Roma” i loro occhi si spalancano e li vedo sognare come possa essere vivere in Italia. L’Italia è un paese folle ma Roma è completamente diversa da qualsiasi altro luogo. Mi considero fortunata ad essere nata nella città eterna: arte, buon cibo, la moda, i migliori vini del mondo. E ’un cliché ma come tutti i cliché è sacrosanta verità. “Com’è vivere a Roma?” mi chiedono, ed io do sempre loro la stessa risposta: “E’ come stare con la persona più bella del mondo ed essere continuamente ferita e trattata male”.

Nonostante ami la mia città, questa è diventata il teatro della fiera delle vanità o se preferiamo, della banalità. Di recente ho portato degli amici stranieri in giro per Roma ed ho provato a vedere la capitale con i loro occhi. Una di loro dinnanzi ai Fori Imperiali mi ha detto: “Adesso capisco che Roma non è stata fatta con un giorno”. Sono consapevole del patrimonio artistico e storico che Roma, insieme alla Grecia abbia. E’ visibile dal fatto che dall’epoca cristiana a quella moderna tutti gli stili architettonici e artistici siano presenti. Ma ora è differente: ora sta decadendo. Le persone sono cambiate e con esse anche la città. Ho vissuto al centro per parecchio tempo e il momento migliore per andare a godere appieno la grande bellezza della mia città era quando le altre persone non erano in giro.

Guardando il film “La grande bellezza” di Sorrentino, sono giunta alla conclusione che le persone siano il motivo per cui Roma stia morendo. Ho trovato il film abbastanza presuntuoso. Non il personaggio, proprio il film. Non si possono imitare registi come Pasolini o Fellini; loro erano unici e l’unicità è appunto qualcosa che non può essere riprodotto da nessun’altro. Il film è piuttosto lento e quei 140 minuti sono come 140 minuti di una noiosa lezione dell’odiata materia alle superiori. Nonostante il film non mi abbia entusiasmata, ho trovato interessante il personaggio di Jep Gambardella, un ex scrittore campano trasferitosi a Roma 26 anni prima con l’obiettivo di diventare il “Re della mondanità”. Una volta eravamo conosciuti come il paese della “dolce vita”. Adesso il dolce è solo quella cosa che ordiniamo dopo un pasto al ristorante. I ristoranti, appunto, che lavorano soltanto se sono trendy e se è facile incontrare giocatori o personaggi famosi infischiandosene della qualità del cibo. Se si vuole fare un aperitivo, è facile incappare in locali fashion con musica lounge di sottofondo dove gli over 50 pretendono di far colpo ed essere considerati “trendy” dalle ragazze under 30 o dove portano la loro donna di servizio dell’est Europa o il trans per far colpo. La vita mondana – o quel che ne rimane- è oggi popolata da categorie di persone ben definite: i nobili rimasti del famoso “quadrilatero vacanziero cafone” (Cortina, Sardegna, Fregene, St.Moritz), politici over 50 che pretendono di vivere come se fossero ancora negli anni ’80, persone approdate a Roma da altre parti, in particolare dal sud, che devono dimostrare a parenti ed amici che ce l’hanno fatta e che hanno delle belle case, auto di lusso, che spendono soldi in abiti firmati e ristoranti ove non c’è divertimento, solo per scattare foto da mettere su facebook per suscitare invidie e stupore della gente. Come se alla gente gliene fregasse davvero qualcosa! Poi ci sono gli intellettuali, gli anticonformisti moderni, i radical chic, o peggio ancora gli artisti. Beh, se in Italia non sei ricco o non vieni da una famiglia benestante, non puoi fare della tua arte un mestiere. Devi comunque lavorare come impiegato ed esprimere le tue doti artistiche nel tuo tempo libero. Il concetto di arte “alternativa” dista anni luce dall’arte vera, quella storica. Ho visto gente su un palco infilarsi aghi nella pelle e tagliarsi con una lametta giustificandosi che quella sia arte poiché viene dal dolore. A mio parere sono persone incapaci di fare qualsiasi altra cosa e che vogliono apparire pensando che gli altri siano veramente stupidi. Ho conosciuto musicisti (definirsi tali pur non sapendo prendere in mano uno strumento) pubblicare album o EP con rumori, poesie gridate o presunte, giustificando le loro opere definendole alternative, indipendenti e underground. Questo tipo di ambiente è molto popolato e all’interno del branco si conoscono un po’ tutti. Tutti parlano male di tutti, di quanto quell’artista non abbia fatto una mostra o un album decente, che loro sono i più bravi, e poi quando si incontrano sembrano essere i migliori amici di sempre. Perché è una comunità. Se qualcuno di essi riceve una recensione all’album su una rivista di nicchia, sembra che abbiano ricevuto una nomination ai Grammy Awards. Il loro facebook è un diario H24 del loro album in fase di registrazione. Questa categoria o tipologia non è tanto differente dagli arricchiti. Un’altra cosa che odio della mia città è la maleducazione incontrollata e indiscriminata: famiglie che portano in luoghi pubblici bambini indemoniati disturbando la quiete nel ristorante in cui stai mangiando, la maleducazione nelle strade, mentre guidi, mentre prendi i mezzi pubblici pregando di rientrare a casa sana e salva schivando ladri, tossici e ubriachi ai quali i vigilanti del trasporto pubblico ma anche le forze dell’ordine non possono fare nulla. Nemmeno allontanarli. Se ti sposti in macchina devi preventivare due ore per raggiungere un’altra zona. E per il parcheggio, naturalmente. Roma è la capitale del parcheggio creativo. Se guidi uno scooter devi essere molto reattivo oppure essere stato preparato da Valentino Rossi per evitare di non cadere nei crateri lunari dell’asfalto o per non essere investito da stronzi col suv che pensano di guidare come avessero una smart, o da quelli che guidano una smart come se fosse uno scooter. Tutti a Roma pretendono di essere qualcuno, o meglio, fingono di essere qualcuno agli occhi degli altri. Roma non è apparenza, direi piuttosto finzione. E io di cose finte non ne voglio nella mia vita. La città eterna è morta senza che le persone se ne siano accorte. Questo mi fa stare male. Davvero. Chi ha un minimo di cervello se ne va dove la vita può essere davvero una vita. Non vorrei mai crescere un figlio in una città come questa e con gente come questa. Nel mio continuo viaggiare ho notato le differenze tra il vivere nella mia città e vivere in un’altra città dove c’è più rispetto reciproco e senso civico. A Londra si può prendere la metropolitana di notte con i tacchi alti ed una gonna senza essere stuprate, pagare un trasporto pubblico che sia funzionale e sicuro ma soprattutto gente educata che trasforma il luogo in cui vive, un luogo altrettanto educato e civile. E siccome considero il mio rapporto con la città dove vivo come se fosse una storia d’amore, io voglio svegliarmi tutte le mattine con la bellezza al mio fianco, ma la bellezza, per essere una “grande bellezza” ha sempre bisogno di qualcosa in più della bellezza stessa.

 

In my life I travel very often, I actually tend to stay in that place and trying to live like local do. I stayed for quite a long time in Ireland, France, USA observing and comparing lifestyles with my Italian or I should say Roman lifestyle.

“Oh, you’re Italian! Where do you come from?”- they often ask me- “Rome” I answer. In that moment their eyes start to imagine how an Italian is living. Italy it’s a crazy country, Rome it’s something apart from all the rest of the country. I consider myself lucky to be born in the eternal city, a lot of art, good food, good fashion, good wine. It’s a cliché, and as a cliché it’s just truth.

“How’s living in Rome?” I always give the same answer: “It’s like loving the most beautiful person that hurts you all the time”

Despite I love my city, lately it became a vanity fair venue, or I should say a banality fair. Recently I had friends visiting Rome and it was a pleasure for me taking them to the most beautiful places, touristic and not. I tried to watch my city through their eyes, I am conscious of the cultural and artistic wealth. With Greece we have the most historical sites in the whole world. “After this I can say that Rome wasn’t built in a day” somebody told me after a walk to the roman forum. It’s visible: from christian to modern styles we’ve been through all the history. But now it’s different: now it’s decaying. People changed and they changed the city itself. I used to live in the city center for quite a long time and I found out that the best moment for me to enjoy the great beauty was when people was not around. People. 

Watching “The great beauty” of Paolo Sorrentino, I came at the conclusion that people is the reason of this decay. In my opinion I found the movie pretentious. Not the characters, but the directing itself. It’s not fair to emulate movie directors like Fellini and Pasolini because they were unique and unicity it’s something that can’t be found in anything else. The movie it’s rather slow and that 140 minutes are like a boring lesson of the subject you hate when you’re at high school. Despite this, the movie is about a man, Jep Gambardella, an ex writer from Campania who moved to Rome 26 years ago with the objective of becoming the “king of high life”. Once we were well known for the “Dolce vita”. Now the “dolce” (sweet) it’s just the dessert at meal’s end. Restaurants now they only work if it’s a trendy restaurant where food quality it’s not considered at all. Because it’s trendy and it’s where football players and famous people go. If you want to have an aperitivo you must go into a fashion bar where you can find lounge music and people around 50 years old pretending to be trendy and appeal to younger girls. Rome’s high life is populated by various types of people: politicians over 50 pretending to keep living like they’re still in the 80’s, people coming from other cities -most of them from southern Italy- that need to show to their relatives they live in a luxury house driving luxury cars, spending money in high price clothings and restaurants where there’s no fun at all just to make pictures to post on facebook not realizing that other people doesn’t give a damn about the things you own. There’s another category who populates Roma’s nightlife: artists, or the ones they think they are. Art is not a job in Italy, unless you’re not rich or coming from a wealthy family, otherwise you need to have a daytime job and keep painting, playing during yous spare time. I saw people hurting themselves on a stage with needles and blades defining this is a form of art and art comes from pain. In my opinion it’s just uncapable people looking for attention by doing something extreme justifying this is art. I knew musicians uncapable of playing any instrument, publishing albums or EP with noises, screamed poems justifying this as underground and alternative art. This kind of ambient is very populated and they all know each others, they spend their time talking bad of another artist and then, as they meet, they drink together pretending they’re best friends. Because it’s a community. If they get an article from a magazine it looks like they were nominated for Grammy Awards. Their facebook it’s a 24 hours chronicles of their working progress recording. Well this community it’s not that different from the enriched people’s. Another thing I hate about my city it’s the uncontrolled rudeness in the streets, in restaurants, while you’re driving in the traffic, when you’re taking the public transport and you have to pray to come back home safe due to thieves or drunken people that Rome’s public transport employee nor policeman can stop. If you have a car you have to pray for the same things as it may take you hours to reach another area due to heavy traffic. And to find a parking, of course. Rome is the capital of creative parking. If you’re driving a scooter or the most famous Vespa you need to be very reactive or get trained by Valentino Rossi to avoid the many holes on the streets, some of ’em are so big you can really seriously injure youself. Or you have to pray you’re not going to get injured by some “upperasshole” who’s driving a pickup pretending it’s a smart car or someone who drives a smart car pretending they’re driving a scooter. Everyone in Rome pretends to be something to other people’s eyes. Rome is not about appearing, I’d rather say faking. The eternal city started to die without people even notice that. This makes me suffer. Seriously. I wouldn’t like to make my son growing in a place like this. I am young, not a teenager but I’m young enough to decide where to build my future. During my continuous travelling I spotted the differences between living in the city I was born and living in another city where there’s more respect for other people (in London I can take the subway wearing high heels and a skirt and not get raped even at nightime), more consciousness about good manners, paying money for a service/transport that’s worth for and yeah, well educated people that turns their country in a well educated country. And as I consider the city I’m living in like a relationship, I like waking up with beauty by my side, but beauty, to become a “great beauty” always needs something more than itself.